Toscana
Detenuto in sciopero della fame e della sete
Protesta per la revoca dei domiciliari. Tanti i segnali di disagio tra i carcerati: la garante Severi chiede colloqui online
Da una settimana, quando è stato portato al carcere San Giorgio, ha iniziato lo sciopero della fame e della sete. L’uomo detenuto ha deciso di attuare questa protesta per contestare la revoca dei domiciliari, visto il suo già precario stato di salute.
È l’ennesimo segnale di disagio in una situazione già molto delicata dentro il carcere San Giorgio, come spiega l’avvocata Alessandra Severi, garante dei detenuti nel carcere di Lucca.
«Il carcere è un dramma – sottolinea la garante –, a causa dell’emergenza Covid, da un anno vive in regime di lockdown e i malesseri palesati diventano evidenti. I tentativi di suicidio, gli atti di autolesionismo tra i detenuti sono aumentati nei mesi. Non solo i detenuti sono stremati, ma anche gli agenti. Tra gli ospiti, per quelli che già soffrivano di disagio mentale, le condizioni sono peggiorate».
Nella ricostruzione dell’avvocata Severi, all’origine di questa situazione divenuta via via sempre più precaria c’è l’isolamento totale dal mondo esterno, dai propri affetti: i colloqui con i familiari sono stati sospesi per l’emergenza sanitaria e mai ripristinati, lo stesso tutte le attività condotte dalle associazioni e i corsi.
«Mancando tutto questo – sottolinea la garante dei detenuti – si contravviene al principio che il carcere è una punizione che deve diventare opportunità, con lo scopo ultimo di impedire che queste persone tornino a delinquere. La situazione che si registra adesso era prevedibile: nel meccanismo, qualcosa si è inceppato».
Per quanto riguarda la gestione del rischio di contagio, l’avvocata Severi spiega che «grazie all’impegno degli agenti, è stata creata una modalità di agire che garantisce la sicurezza dai contagi. All’ingresso nel carcere, i detenuti devono osservare il periodo di quarantena; in carcere inoltre c’è la possibilità di fare il tampone rapido».
Sulla situazione del San Giorgio, l’avvocata Severi si è confrontata anche con il garante regionale per i diritti dei detenuti. «Mi auguro – auspica – che quanto prima possano essere ripresi i colloqui con i familiari e i volontari, ma anche le attività e i corsi. Ma visto che al momento è difficile pensare di tornare in breve tempo a incontri in presenza, chiedo che si possano fare attività e incontri online, come fanno ovunque. In carcere non c’è neanche un tablet per offrire la possibilità di una videochiamata. Chiedo che il carcere ne venga dotato, come accade nelle residenze per anziani». —
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