Il dolore
Aperta la cassaforte e rubati anelli, collane e braccialetti
LUCCA. Quindici giorni fa il furto più rilevante: una cassaforte aperta con anelli, collane, braccialetti, oggetti in oro per un valore che si aggira sui ventimila euro, spariti nel nulla. «Non usciamo mai – racconta il derubato, un impiegato del quale non riveliamo il nome per evitargli possibili ritorsioni – anche per colpa della pandemia. Nel giorno di San Valentino con mia moglie siamo andati a trovare nostra figlia che vive da sola. Siamo usciti alle 19 e rientrati alle 21,30. Ecco, in quelle due ore e mezzo, hanno svaligiato la mia abitazione e la casa di una vicina. Pensi: mentre i poliziotti, avvertiti alle 20 dalla padrona di casa appena rientrata del furto avvenuto nel suo edificio distante cinquecentometri dal mio, i ladri stavano mettendo a soqquadro le stanze della mia dimora».
È il modus operandi che sgomenta e non poco il proprietario della casa svaligiata: «Si tratta di gente organizzata. Sono passati dal retro della mia abitazione tagliando la rete di recinzione per crearsi una via di fuga (lo stesso rituale è stato compiuto a Cerasomma in almeno 6-7 abitazioni con giardino) e una volta giunti accanto alla porta in legno l’hanno sfondata. Non si sono fermati nemmeno di fronte alla grata che avevamo messo a protezione dell’infisso. Con un piede di porco o con un altro arnese da scasso l’hanno divelta e poi sono entrati. Hanno gettato a terra di tutto. Svuotato cassetti, armadi, comodini. Cercavano oro e soldi. Hanno avuto pure la fortuna di trovare, nascosta in un secretarie, la chiave della cassaforte. A quel punto hanno tolto i quadri alle pareti, spostato ante e elettrodomestici sino a quando non hanno trovato il forziere. Dentro c’erano tutti i ricordi di una vita. Oggetti regalati in occasioni di comunioni, cresime, compleanni e anniversari vari. Al di là del valore economico c’era un valore affettivo che non ha prezzo».
Dalle immagini della telecamere interne di una delle abitazioni svaligiate si notano al buio, due forse tre persone con il volto travisato e i guanti in lattice, che stanno aggirandosi dentro la stanza.
«Cerasomma è un piccolo paese dove tutti si conoscono e i rapporti sono quelli di trent’anni fa. – conclude l’impiegato – Questa banda sta spiando i nostri movimenti pronta ad entrare in azione per depredarci. Siamo al confine con la provincia di Pisa e ci sono sentieri boschivi dove questa gente ha libero accesso per poi posizionarsi in zone strategiche e controllarci. Altrimenti non mi spiego come possano aver approfittato di due ore di assenza da casa dopo che per mesi non è mai rimasta vuota. Siamo esasperati. Chiediamo maggior attenzione e più controlli specie di sera. Da noi la gente quando nota auto sospette le segnala alle forze dell’ordine e ci scambiano messaggi tramite cellulare quando qualcuno del paese sente rumori provenire dalle proprietà vicine. Ma la notte abbiamo diritto di dormire. Il rischio forte è che, l’esasperazione della gente, porti alla formazione di ronde con tutto quello che ne consegue». —
Luca Tronchetti
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