Attenzione
Eternit e bidoni di olio accanto alla Certosa
La protesta di un lettore che attende ancora un intervento dopo la segnalazione di abbandoni di rifiuti anche pericolosi
FARNETA. È un luogo di assoluto valore non solo ambientale, ma anche storico. È un luogo della memoria, visto che siamo accanto alla Certosa di Farneta, teatro nel settembre del 1944 di una delle più efferate stragi naziste. Insomma, anche se non è giusto fare una classifica del genere, in una graduatoria dei luoghi che meriterebbero rispetto questo occuperebbe i primi posti.
Però c’è chi di rispetto, per questo luogo, non ne prova alcuno. E quel che forse è più preoccupante è che anche la buona volontà di chi prova a fare qualcosa finisce frustata. Come la volontà di un lettore del “Tirreno”, Pietro Mori, ancora in attesa di una soluzione al grave problema che lui stesso ha individuato e segnalato il 31 gennaio scorso. È quello descritto nella lettera inviata a Sistema Ambiente e alla polizia provinciale per informarli «che il rio Certosa a Farneta, nel suo alveo, è completamente invaso da rifiuti di ogni genere. Avevo già segnalato il problema circa due anni or sono con il servizio “ambiente sistemato” di Sistema Ambiente, mettendomi a disposizione per accompagnarli sul sito. Ma non è successo niente, anzi, qualcosa è successo: tutti i sacchi di immondizia che erano sulle sponde si sono rotti e tutti i rifiuti si sono sparsi nell’alveo torrente. C’è di tutto: sacchetti, bottiglie, tovaglie, piani cottura, elettrodomestici. Inoltre, girovagando nella zona, proprio dietro il muro della Certosa di Farneta ho trovato una discarica di eternit. Ora spero che il servizio “ambiente sistemato” sia efficace e non solo uno slogan di facciata per abbellire il sito e far bella figura. Anche questa volta mi rendo disponibile per accompagnare chiunque sia interessato. Spero vivamente che questa volta qualcuno si attivi, vi ricordo che le microplastiche finiscono nel piatto di tutti e nessuno è immune dal mesotelioma».
Come si è evoluta la questione?
«Mi è stato risposto – prosegue la testimonianza – che era stata allertata la ditta per lo smaltimento dell’amianto e così via, ma al 15 febbraio l’eternit faceva ancora bella mostra di sé dietro il convento della Certosa».
Ma non finisce qua, invece di risolversi il problema sembra aggravarsi: «Sulla strada che fiancheggia il rio Certosa si sono aggiunte taniche che probabilmente contengono oli esausti. Ovviamente rifiuti chiamano rifiuti, più ce ne sono e più persone incivili si sentono legittimate a portarne ancora».
Da parte sua Pietro Mori non ha alcuna intenzione di interrompere la sua battaglia («Sappiate che io non smetterò di ricordarlo»),e ha inviato la stessa richiesta di intervento anche alla Provincia, al sindaco e al presidente di Sistema Ambiente. E non solo «permanendo la situazione sarò costretto a segnalarla con un esposto alla Procura di Lucca». —
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