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Lucca

Giovani commercialisti in prima fila «Ecco come aiutiamo le aziende»

Gianni Parrini
Giovani commercialisti in prima fila «Ecco come aiutiamo le aziende»

Durante la pandemia l’Unione guidata da Fisicaro ha permesso a molte imprese di ottenere contributi

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Gianni Parrini

LUCCA. Sono una settantina, hanno meno di 43 anni e un obiettivo ambizioso: migliorare il rapporto tra Fisco e contribuente. Parliamo degli iscritti all’Unione giovani commercialisti ed esperti contabili di Lucca. Nata sul territorio tra la fine degli anni ‘80 e i primi ‘90, questa associazione di professionisti della fiscalità cura gli interessi dei giovani iscritti all’ordine. C’è chi porta avanti una tradizione familiare e chi è un neofita in questo mondo: «Chi si avvia al mestiere senza un appoggio è un eroe – dice Daniele Fisicaro, neo-eletto presidente del direttivo dell’Unione – Eppure gli esempi sono molti, a partire dal nostro vicepresidente Alessio Carraro, che viene da una famiglia di commercianti. Quest’anno le difficoltà aumentano: gli strascichi della pandemia si trascineranno per mesi e degli effetti reali ci ciò che abbiamo vissuto ne avremo contezza solo tra un paio di anni». Eppure, in questa emergenza, il lavoro per i commercialisti non è mancato: «Siamo stati da subito inseriti nell’elenco delle professioni indispensabili – prosegue Fisicaro – e abbiamo dovuto dirigere una mole mastodontica di decreti e chiarimenti, riuscendo però a far ottenere contributi importanti ai nostri assistiti. Il paradosso è che per la nostra categoria di contributi ce ne sono stati pochissimi. Ma anche qui ci sono difficoltà: riscuotere per noi è diventato quasi un secondo lavoro. Adesso più che mai. Negli ultimi tempi, ci sono stati anche dei giovani che dopo essersi iscritti hanno preferito cambiare mestiere per queste difficoltà».

Nel portafoglio clienti dei giovani commercialisti lucchesi c’è un po’ di tutto: ristorazione in primis, uno dei settori più colpiti, ma anche attività meno tradizionali e legate alla new economy che magari hanno saputo reagire meglio alla crisi. Viene da chiedersi cosa succederà a marzo, con lo sblocco dei licenziamenti. «A nostro avviso si rischia un impatto catastrofico – spiega Simone Carraro, vicepresidente – Senza più lo scudo dello Stato è normale che gli imprenditori che non riescono a far quadrare i conti pensino di licenziare».

Oltre che capaci e ambiziosi, per ragioni anagrafiche i commercialisti under 43 sono anche un po’ idealisti. E in un mondo fatto prevalentemente di numeri, la cosa non guasta: «C’è un problema di percezione del nostro ruolo – spiega Fiscaro – Il commercialista è spesso visto come quello che lavora per l’Agenzia delle Entrate e che si fa vivo col cliente solo quando ci sono delle scadenze, o Iva e tasse da pagare. In realtà siamo qualcosa di più e il nostro obiettivo per i prossimi anni è far capire che possiamo accompagnare un’impresa nei suoi stadi di funzionamento e nella sua ottimizzazione economica. Dinamicità, prontezza e un aggiornamento continuo possono essere sicuramente un valore per le aziende». C’è poi la vulgata che vede nel commercialista un professionista del risparmio, uno capace di far pagare meno tasse a un’azienda. «Ma anche questo è sbagliato – dicono Fisicaro e Carrara – Noi lavoriamo per ottimizzare e permettere a un’azienda di versare quello che è dovuto. Vogliamo dare consapevolezza all’imprenditore: quando rendi un soggetto consapevole dei rischi che corre e delle opportunità che va a crearsi, lo stai facendo crescere».

Come gran parte delle professioni, anche quella del commercialista è stata stravolta da quella dalla rivoluzione tecnologica, che in realtà è stata anche un capovolgimento mentale: «Un tempo le scadenze erano di meno ma fisse – racconta Fisicaro – A maggio c’erano le dichiarazioni cartacee da presentare entro il 31 all’esattoria. Ma finiva lì. Oggi gli adempimenti fiscali si sono moltiplicati: ce n’è almeno uno al giorno e molto si fa online». Da tempo in Italia si parla di riforma fiscale e chissà che con Draghi non possa diventare realtà: «Qualcosa da rivedere nel nostro sistema c’è – dicono i due commercialisti – Un’eventuale riforma dovrebbe partire dallo smontare la contrapposizione tra imprenditore e Agenzia delle Entrate. Bisogna uscire dalla logica dell’amico/nemico. Ci sono dei regimi forfettari, ad esempio le cedolare secca, che hanno mostrato di funzionare. Meriterebbero di essere estesi». Una battaglia su cui i giovani commercialisti avranno tempo per cimentarsi. —

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