Il Tirreno

Lucca

IL CASO  

Vendite on line, coppia assolta dal reato di truffa

Luca Tronchetti

Per il giudice hanno commesso un inadempimento contrattuale non consegnando all’acquirente la merce già pagata

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Luca Tronchetti

LUCCA. Occhio agli acquisti on line perché non sempre può configurarsi il reato di truffa. E spesso, chi si rivolge alla procura, può restare deluso all’esito della sentenza. È quello che accaduto nell’udienza camerale di fronte al gup ad una cinquantenne residente in Lucchesia che, attraverso il sito “Markplace” (non è indagato nella vicenda), ha trovato un elettrodomestico a cui era interessata a un prezzo conveniente. Si tratta di un’aspirapolvere usata tipo “Folletto” marca Vorwerk messa in rete da una coppia residente nell’hinterland fiorentino al prezzo di 270 euro.

La donna decide subito di contattare la coppia che chiede di effettuare un versamento su un conto corrente postale. Lei esegue, ma il “Folletto” non arriva. Proseguono i contatti telefonici con i venditori e alla fine l’acquirente si rivolgersi ai carabinieri per denunciare la truffa. Ma ieri mattina il giudice decide di assolvere i due imputati perché il fatto non costituisce reato penale. Una decisione che manda su tutte le furie la parte lesa, ma che non è affatto campata in aria. Perché la legge è legge e semmai è contro il legislatore (quindi con i parlamentari) che deve rivolgere i suoi strali.

Stando alle ultime sentenze della Cassazione affinché si configuri il reato di truffa, e quindi anche on line, è necessario l’elemento soggettivo del dolo. Cioè la volontà iniziale di non adempiere all’esecuzione del contratto sin dal momento dell’offerta. Su internet, si trovano numerose offerte, ma chi non vuol rimanere fregato deve accertarsi che il venditore sia un imprenditore (ditta, società) e che sia affidabile (verificando eventuali commenti lasciati dagli altri utenti). Il raggiro è più facile quando si ha a che fare con un privato che sta proponendo in vendita un proprio bene di seconda mano. Per la Cassazione la truffa on line si configura con la mancata consegna della merce acquistata e pagata, nel caso in cui siano indicati un prezzo conveniente di vendita sul web e un falso luogo di residenza del venditore. Perché, rendendo difficile il rintraccio, è evidente il dolo. Ma in questo caso i venditori avevano lasciato il telefono e i loro estremi e sono risultati rintracciabili. A quel punto per la Suprema Corte non siamo più in presenza di un reato penale, ma di un inadempimento contrattuale da esaminare di fronte al giudice civile con una risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La donna che ha acquistato il “Folletto” per riavere i soldi dovrà indirizzarsi al giudice civile. —

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