Sicurezza
Tutta la comunità di Nave saluta il suo Leo
Il vescovo Paolo Giulietti ha celebrato il funerale dell’uomo morto sabato scorso mentre stava facendo lavori all’oratorio
Luigi Spinosi
NAVE. Tutto il paese era qui. E anche qualcuno di più a giudicare dalla colonna di auto che dalla Sarzanese si è staccata diretta verso la chiesa della piccola chiesa di Nave. L’occasione era di quelle tristi, salutare un componente della propria comunità e che proprio mentre lavorava per la comunità ha perso la vita. Leo Martinelli, pensionato (ex dipendente della Delicarta), è morto il 13 febbraio. Il giorno dopo avrebbe compiuto 62 anni. È successo a pochi passi dall’ingresso della chiesa dove ieri si trovava il suo feretro, cadendo da una scala mentre stava facendo dei lavoretti all’oratorio.
C’era tutta Nave appunto, e la chiesa – anche per le restrizioni Covid – ha potuto ospitare solo una parte delle persone venute a dire addio a Leo. Per i tanti costretti a restare fuori un sistema di altoparlanti, seppur tra mille difficoltà, ha permesso loro di seguire la funzione. Una cerimonia che ha visto il vescovo di Lucca monsignor Paolo Giulietti all’altare, accanto al parroco di Nave don Claudio Ticcioni (che, atto dovuto per legge, per quel decesso è indagato). Ed è stato proprio il vescovo a ricordare la figura di Leo, ricordandone il suo valore, anche nel gesto che lo ha portato alla morte: «Per che cosa viviamo? Con quanto sta accadendo attorno a noi, molti sembrano vivere per stare seduti. Seduti su un divano, magari guardando la tv. E se ci sono dei problemi che se ne occupino gli altri, se occupi il governo, se ne occupi la chiesa, se ne occupino i preti. Questo è un vivere per sopravvivere. Invece bisogna vivere per vivere. Ed è ciò che fanno per esempio i volontari, come quelli della Misericordia o quelli della Caritas. Persone che operano per la comunità in cui vivono. Ma tutto ciò, e soprattutto in questo periodo di pandemia, comporta dei rischi. Ed è quanto accaduto a Leo, che ha perso la vita mentre si stava dando agli altri».
Un concetto ripreso anche da don Claudio, che però, con la voce chiaramente rotta dall’emozione, è riuscito a pronunciare solo poche parole. Poi è toccato a uno degli amici che frequentava la comunità parrocchiale ricordarlo («Speriamo di essere alla tua altezza») e a una nipote che, a nome di tutta la famiglia, ha ringraziato per l’affetto ricevuto, e ha voluto celebrare la figura di Leo Martinelli con uno di quei gesti d’amore che tanto gli sarebbero piaciuti: «Aveva un piatto di pasta e un bicchiere di vino per chiunque avesse bisogno, se occorreva dare una mano lui c’era. Per questo in sua memoria abbiamo avviato una raccolta di fondi da destinare alla Caritas. Perché ci sono tante persone che ancora non hanno nemmeno un pezzo di pane, una cosa per lui inconcepibile». Quindi l’uscita dalla chiesa, accompagnata da un lungo applauso, con il vescovo, anche lui travolto dall’emozione, che davanti al feretro – che di lì a poco sarebbe partito per Pisa per la cremazione – ha dato un ultimo saluto alla moglie Antonella, ai figli e a tutti i familiari di Leo. —
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