Sicurezza
Spacciavano nel bar, gestori intimiditi per mesi
Arrestati alcuni componenti del sodalizio che faceva base nel locale: la droga veniva nascosta nei pacchetti di sigarette
LUCCA. Gli acquirenti lasciano un pacchetto di sigarette sul tavolino del bar: dentro i soldi per comprare la droga. Lo spacciatore lo prende, intasca il denaro e lo sostituisce con lo stupefacente. Poi rimette il pacchetto sul tavolo, in attesa che il compratore se lo infili in tasca e sparisca dalla circolazione. Un giro di droga molto florido quello sgominato dai carabinieri del Radiomobile di Lucca guidati dal maresciallo capo Piero Tocci. Ieri i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa del giudice Riccardo Nerucci su richiesta del pm Paola Rizzo, nei confronti di tre cittadini marocchini. Altre due persone, tra quelle per cui il pm ha chiesto la custodia in carcere, sono indagate in stato di libertà. Tutti gli indagati sono ritenuti colpevoli di spaccio di cocaina a Lucca. I clienti? Per lo più italiani, tossicodipendenti da anni. La cosa interessante è che il teatro di questa attività erano i bar, uno in particolare ubicato nella frazione Maggiano.
Gestori e clienti del locale per mesi sono stati minacciati dagli spacciatori: «Ho visto tuo figlio, ha dei bei capelli», dice un pusher alla commessa del locale per farle capire che non è il caso di denunciare ciò che accade lì dentro. Gli spacciatori spadroneggiano: pretendono di muoversi liberamente nell’esercizio, di consumare senza pagare e di essere avvisati delle iniziative dei carabinieri. In più, nessuna ripresa del sistema di video sorveglianza deve essere fornita alle forze dell’ordine. Guai a sgarrare.
Ora, però, l’incubo è finito. L’indagine dei carabinieri parte nell’agosto del 2019, quando Lahfidi Abderrahim, 25anni, viene arrestato mentre cede una dose di cocaina per 40 euro. L’extracomunitario (arrestato in flagranza anche una seconda volta il 25 gennaio) è solito attendere i clienti seduto ai tavolini dell’esercizio, salire sull’auto del cliente, perfezionare lo scambio a bordo, e infine scendere dal veicolo nei pressi di un secondo bar, da dove poi riprende il giro.
Nel corso dell’indagine emerge che la piazza di spaccio è molto contesa. I carabinieri scoprono un secondo gruppo di pusher, quello degli Zouhair, che adotta un modus operandi diverso: quello del pacchetto di sigarette. Punto di riferimento del gruppo è Zouhair Bouchta, 31 anni, arrestato ieri.
Il conflitto tra le due fazioni cova per un po’sotto la cenere, poi sfocia in una violenta lite. Il pomeriggio del 9 gennaio fuori dal locale volano sedie e di bottiglie. Zouhair, il fratello 35enne e un altro connazionale di 29 anni, sfidano Lahfidi e un altro connazionale di 35 anni (tutti e cinque sono indagati). Nella rissa uno dei contendenti finisce in ospedale con un trauma cranico e una ferita alla testa. La vendetta non tarda a manifestarsi. La notte stessa l’autovettura di Zouhair, una Fiat Bravo, viene data alle fiamme. Nonostante il gesto eclatante la lotta per il controllo della piazza di spaccio viene vinta dalla fazione degli Zouhair, tanto che Lahfidi riparte per la Sicilia dove ieri è stato arrestato dai carabinieri di Termini Imerese. –
G. P.
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