Sicurezza
«Il San Valentino saltato costa da solo più dei ristori»
Luigi Spinosi
LUCCA. Certo, se arrivano dei soldi nessuno dice no, ma quel contributo regionale, per quanto benvenuto, è una goccia d’acqua nel deserto dei conti di tanti imprenditori. Un contributo che nel migliore dei casi può arrivare a 2.500 euro: «Che in tanti casi non basta nemmeno a rimediare ai costi del San Valentino saltato – commenta Benedetto Stefani, presidente provinciale di Fipe Confcommercio, il sindacato dei ristoratori – certo, ben venga il contributo, per molti è una boccata d’ossigeno in un momento critico, ma è chiaro che si tratta di una somma molto, molto piccola, che fa piacere ricevere, ma le problematiche sono ben altre. E per affrontarle noi abbiamo prima di tutto bisogno di lavorare. Del resto non abbiamo mai chiesto soldi allo Stato, noi si chiede di poter lavorare. E poi ci sono anche altri problemi. Per esempio con il Comune di Lucca, ma la storia è la stessa anche in tanti altri posti: dopo esserci venuto inizialmente incontro durante il lockdown, successivamente ha mantenuto ferma la tassa rifiuti, anche nei periodi successivi in cui siamo stati chiusi. Ma soprattutto questa impossibilità di lavorare, o, peggio ancora, di veder cambiare da un momento all’altro le carte in tavola come successo per San Valentino, con i divieti scattati quando ci eravamo già fatti carico di tutta una serie di spese e quando avevamo già il tutto prenotato (rispettando le regole di sicurezza). Una mazzata. Ho sentito dire che bisogna pazientare fino all’estate, ma fino all’estate, anzi fino alla primavera, in tanti non ce la faranno ad arrivare».
Daniele Benvenuti, responsabile per la Lucchesia di Confesercenti Toscana Nord, fa un conto più complessivo (e se possibile più negativo) che va oltre i soli 2.500 euro e il settore ristorazione: «Considerando tutto, dagli interventi nazionali a quelli regionali e dei singoli comuni, gli aiuti alle attività commerciali durante la pandemia arrivano mediamente a coprire solamente il 15 per cento del fatturato perso dalle imprese. Il restante 85 per cento delle perdite chi lo sostiene? L’azienda? Impossibile». Confesercenti auspica che il nuovo governo porti a un cambio di passo nelle politiche di sostegno: «Le nostre imprese hanno bisogno di misure di sostegno adeguate, e ben più consistenti di quelle messe in campo finora, altrimenti migliaia di aziende falliranno. È essenziale rivedere le misure economiche a sostegno del settore, a cominciare dal decreto ristori “Quinques”, ancora purtroppo in attesa, con meccanismi di calcolo dei contributi a fondo perduto che tengano conto delle reali perdite su base annua e non su una percentuale limitata ad alcuni mesi. E ancora esentare i pubblici esercizi dal pagamento dell’Imu 2021, prolungare gli ammortizzatori sociali fino al termine della crisi, intervenire sulle locazioni commerciali, prorogando di altri quattro mesi il credito d’imposta e incentivando chi affitta a ridurre i canoni. Senza dimenticare che si sono settori che hanno ricevuto meno ristori degli altri». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google