Toscana
«Serve un progetto educativo condiviso con la famiglia»
lucca. Un fatto come quello accaduto nella scuola primaria lucchese «è preoccupante, denota una certa disattenzione o scarsa attenzione da parte degli adulti».
Inizia così la sua analisi dell’episodio la professoressa Ersilia Menesini, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Firenze e direttrice del dipartimento di Formazione, Lingua, Intercultura e Psicologia di Firenze.
«Bullismo significa – aggiunge – comportamenti aggressivi e ripetuti. È importante che gli adulti ci debbano essere, soprattutto per bambini così piccoli. Se i genitori avevano ravvisato problemi, dovevano segnalarli prima che diventassero gravi».
«Dispiace che si arrivi alla denuncia – sottolinea ancora l’esperta –. Capisco che sia anche una forma di tutela per la dirigente scolastica –, che in questo modo mostra di essere attenta. Ma nel caso di bambini così piccoli, il fatto non si configura come reato, per loro. Quanto agli adulti, invece, emerge che non siano stati in grado di assolvere al loro ruolo educativo. Mi auguro che le forze dell’ordine riescano in questo percorso di mediazione con l’impegno della scuola a della famiglia affinché questi fenomeni non si manifestino più».
La professoressa Menesini ribadisce l’importanza per le scuole di avere un referente per il bullismo al loro interno.
«Laddove nelle scuole vi siano referenti per il bullismo – dice infatti – i problemi vengono intercettati prima che diventino gravi. Anche perché tra l’insorgere del problema e il momento in cui emerge, la vittima soffre tantissimo, ci sono problematiche e ferite che rischia di portarsi dietro per molto tempo. Fatti come quello accaduto nella scuola lucchese sono un campanello d’allarme per tutti noi».
Secondo la professoressa Menesini, la migliore risoluzione della vicenda sta in una conciliazione che porti a un progetto educativo condiviso.
«Auspicherei – conclude infatti la sua analisi la professoressa – che ci sia un’azione di conciliazione con un progetto educativo condiviso. Spero che la denuncia porti a maggiore consapevolezza. Auspicherei anche che la dirigente scolastica possa riparlare con la famiglia per condividere un progetto di responsabilità con gli adulti». —
B.A.
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