Sicurezza
Medaglia a Gennaro, il soldato di Spianate partito a 20 anni e mai più tornato
Il riconoscimento consegnato alla famiglia a fine gennaio. Il bisnipote: un giorno andrò in Germania a vedere dove morì
SPIANATE. Il 27 gennaio scorso, in occasione della Giornata della memoria, è stata conferita la medaglia d’onore dalla presidenza del Consiglio dei ministri a Gennaro Jacopini, onorificenza dedicata ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti. Il sindaco di Paderno Dugnano ha consegnato, su mandato del prefetto di Milano, a Viviana Banti la medaglia in memoria dello zio Jacopini. «È stata una grande emozione in ricordo dello zio – racconta la donna – Purtroppo come lui ne sono morti a migliaia. La medaglia la dedico a tutti quei giovani che hanno perso la vita e la gioventù in quella tragedia che è stata la guerra». Jacopini era nato il 9 dicembre a Chiesina Uzzanese e aveva vissuto a Spianate insieme ai genitori e alle quattro sorelle fino all’arruolamento. Successivamente era stato deportato e, come si legge dai documenti provenienti dall’Archivio Arolsen (Centro internazionale sulla persecuzione nazista), “Jacopini morì nella Riserva Lazarett 103 a Brandeburgo. Causa della morte: tubercolosi polmonare, internato militare sepolto il 27 gennaio 1945 nel vecchio cimitero municipale, sito della tomba: campo Z, riga 7, tomba 27”.
«Non ho fatto in tempo a conoscere mio zio – racconta Banti – Sono cresciuta con mia nonna Annunziata, mamma di Gennaro, la quale non amava parlare di suo figlio. Era partito soldato a vent’anni senza far più ritorno. Mia madre e le zie ogni tanto ne discutevano tra loro, raccontando qualche aneddoto. L’idea che mi sono fatta era di un giovane un po’ burlone». All’epoca non c’erano informazioni certe sui militari in guerra. La famiglia Jacopini sapeva che Gennaro si trovava con le truppe che dovevano andare in Russia. Poi, per due anni, il silenzio. Fino al 1945, quando la famiglia fu informata che il loro unico figlio maschio era morto. «Quando Gennaro partì militare, mia nonna si vestì a lutto e non lo lasciò più», ricorda la nipote. Dopo la morte di Annunziata, avvenuta nel 1972, una delle figlie, attraverso una sua conoscenza, richiese il trasporto della salma di Gennaro dalla Germania all’Italia: «Intorno al 1974 una zia che abitava a Roma compilò la domanda per lo spostamento della salma del fratello a Spianate. Difatti, ora la tomba di Gennaro si trova proprio in Toscana e abbiamo già deciso di fare una foto in ceramica della medaglia».
La richiesta del riconoscimento di internato militare per Gennaro e la ricerca del materiale negli archivi tedeschi sono merito del figlio di Banti, Mattia Pasetti: «Al momento sto ultimando la tesi, però un giorno mi piacerebbe andare in Germania per trovare il luogo di prigionia e di prima sepoltura, giusto per cogliere gli ultimi anni della vita del giovane Gennaro. La cosa paradossale è che fu arruolato a maggio e poi a settembre venne fatto prigioniero, probabilmente non fece in tempo neanche a partecipare a un’azione di guerra. Ha passato più tempo in prigione che da soldato vero e proprio. È stato riconosciuto internato militare italiano. L’Istituto geografico di Firenze, che ha in carico gli archivi militari, e il Centro internazionale sulla persecuzione nazista si sono dimostrati collaborativi e completi nelle risposte».
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