Sicurezza
Tanti amici ai funerali dell’ex insegnante
Un mazzo di fiori gialli sul feretro di Pasquale Castiglia La compagna: «Era sempre sorridente, amava la vita»
ALTOPASCIO. Tante persone ieri si sono strette attorno a Silvia Spadoni nel giorno dell’addio al compagno Pasquale Castiglia. Tante persone nonostante lo scarso preavviso e nonostante le limitazioni dettate dalle norme antipandemia, quella stessa pandemia che aveva colpito Pasquale lo scorso gennaio, provocando il suo ricovero all’ospedale San Luca. Ospedale dal quale non è più tornato a casa.
Accanto ai familiari, ai vicini di casa, ai colleghi, tanti amici, in particolare quelli che condividevano con lui la sua grande passione, quella per il ballo.
Pasquale Castiglia, 67 anni, architetto, ex insegnante all’istituto tecnico di Pistoia, aveva aperto uno studio professionale nella città di provenienza, ossia Quarrata, nella Piana Pistoiese. Da più di cinque anni però viveva ad Altopascio, nella frazione di Spianate, a poche centinaia di metri dalla chiesa in cui ieri mattina si sono celebrati i funerali.
«Era sempre sorridente, amava la vita», così lo ricorda la sua compagna, la stessa per cui si era trasferito dal Pistoiese in Lucchesia. «Sempre sorridente e me lo hanno restituito così», continua Silvia, riferendosi al feretro su cui spicca un mazzo di fiori gialli.
Sulle cause di quella morte adesso dovrà esprimersi la magistratura che sul caso ha aperto un’indagine, in seguito all’esposto denuncia presentato dalla compagna ai carabinieri dopo la morte di Pasquale Castiglia. Morte avvenuta la mattina di domenica 7 febbraio. Il giorno dopo l’uomo avrebbe dovuto essere tolto dall’intubazione, alla quale era stato sottoposto.
Trovato positivo al Covid il 19 gennaio, l’uomo inizialmente non presentava alcun sintomo della malattia, poi un lieve peggioramento delle sue condizioni (una leggera febbre, un po’ di tosse e una bassa ossigenazione) avevano consigliato un prudenziale ricovero in ospedale. Ed è qui che dopo pochi giorni il personale medico decise di procedere con l’intubazione per le difficoltà respiratorie. Poi la situazione sembrava essere migliorata, al punto da decidere di procedere con la stubazione, ma un problema con la ventilazione assistita, un tubo che si era piegato secondo quanto riferito dai sanitari alla compagna, avrebbe fatto precipitare le cose. Questo fino alle due chiamate della domenica, la prima per comunicare la gravità della situazione, la seconda, poco dopo le 8 del mattino, per annunciare la notizia che non avrebbe mai voluto sentire. —
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