Il Tirreno

Lucca

La biologa del wwf 

«Per ridurre i capi la vera arma è il lupo»

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CAPANNORI. «Non sono a priori contraria alla caccia di selezione, ma condotta così non serve a nulla. Anzi. I buchi lasciati dai capi abbattuti vengono presto occupati da nuovi esemplari, più giovani e forti. Paradossalmente, e lo dimostrano per esempio gli studi condotti in Francia sull’arco di diversi anni, più si abbatte, più la popolazione dei cinghiali cresce»: Arianna Chines, oltre a essere un’esponente del Wwf è anche biologa, con un master proprio in gestione delle risorse faunistiche. Il problema, spiega la biologa, nasce a monte, con «l’introduzione di specie diverse rispetto al cinghiale tradizionale. Si tratta di animali che assomigliano più ai maiali che ai cinghiali, come evidenziato dalle analisi genetiche, molto più grossi degli esemplari selvatici e, soprattutto, molto più prolifici, con una maggior capacità di adattamento agli ambienti diversi e che sono anche meno spaventati dall’uomo, e per questo hanno meno remore ad avvicinarsi alle zone abitate».

Individuata la causa, però, occorre anche trovare delle soluzioni. E su un punto ambientalisti e cacciatori sono perfettamente d’accordo: non è facile trovarla.

Una possibile soluzione, per quanto dai tempi lunghi, potrebbe essere quella di affidarsi alla natura stessa e alla sua capacità di ritrovare un equilibrio. Per esempio tutelando il principale predatore del cinghiale: il lupo. «Il cinghiale rappresenta il principale elemento della dieta dei lupi, come si è visto dall’analisi delle sue feci – prosegue Arianna Chines – certo, bisogna anche adottare delle misure (come recinzioni e finanziamenti per prendere cani maremmani a protezione delle greggi), ma la convivenza con l’uomo è possibile». —

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