Gioco
A 82 anni “ti amo” social alla moglie: «Vi svelo come stare una vita insieme»
Romano e Giovanna vivono a Pescaglia e raccontano la loro storia d’amore che resiste al tempo che passa
Messaggi d’amore lasciati sul cuscino. Ma anche mazzi di fiori raccolti in giardino e la colazione sul tavolo tutte le mattine. Baci, carezze e poi le poesie, spesso dedicate a lei, a Giovanna, la compagna di una vita. Poesie che Romano Pieri condivide anche su Facebook – ha oltre 2.500 amici “virtuali” – perché tutti sappiano quanto la ama, oggi come 58 anni fa, quando guardandosi negli occhi si promisero che sarebbero stati insieme per sempre. Romano 82 anni, e Giovanna Bandieri, che di anni ne ha 90, vivono in una piccola frazione di Pescaglia, Convalle. Nonostante l’età Romano non ha perso il romanticismo che l’ha sempre contraddistinto e Giovanna – come si nota anche dalle espressioni che ha nelle foto pubblicate dal marito sul suo profilo social che utilizza senza alcuna difficoltà – continua a esserne imbarazzata e a tratti quasi infastidita. Una storia emblema dell’amore che resiste, che non si esaurisce anche se l’età avanza e che anzi si rigenera.
A sentirli parlare Romano e Giovanna è come se avessero la consapevolezza di conoscere quella “formula magica” che ha permesso loro di stare insieme da tanto tempo senza perdersi mai. Lui ex agricoltore con la quinta elementare – ma con una passione sfrenata per la scrittura che l’ha portato a stampare autonomamente già diversi libri – e lei che lavorava in un calzaturificio, si conoscono fin da piccoli, quando la vita su quelle montagne era semplice e lenta, le case erano di pietra e «le cucine annerite dal tempo e dal fumo dei caminetti», come racconta Romano in uno dei suoi libri in cui parla spesso di Giovanna, quella bella “donna dai capelli rossi”. «Allora i giovani del paese si sposavano tra di loro – aggiunge – spesso rimanendo in casa coi genitori per continuare a lavorare la terra: quella terra che da generazioni, seppur con tanto sacrificio e fatica aveva permesso di poter sopravvivere con dignità e amore a tutti». A cinque anni Romano si trasferisce con la famiglia a Cascavecchia, località isolata “inghiottita” dai monti e tutti i giorni, per andare a scuola, deve fare un’ora di camminata. Ma non si dà per vinto, gli piace studiare e leggere anche se a casa sua ci sono solo libri religiosi tanto che per un attimo Romano pensa anche di farsi prete. «Finita la quinta elementare – continua – mio padre mi comprò le pecore ma la passione per la scrittura l’ho sempre avuta, penso che sia l’unico modo per lasciare una traccia e non essere dimenticati». Nel 1960 Giovanna gestiva il bar del circolo del paese e la sera capitava che Romano l’accompagnasse a casa. «Se prima avevamo cercato di tenere nascosti i nostri sentimenti, forse sapendo che dovevo partire per il militare – racconta ancora – quell’inverno lo passammo quasi sempre assieme». E anche dopo il militare, i due si ritrovarono a Convalle e capirono che, nonostante la differenza d’età, volevano stare insieme. Così, il 25 luglio del 1963, venne celebrato il matrimonio. «Non c’erano fotografi – dice – a noi importava stare insieme. Ci eravamo sposati senza un lavoro, senza una lira, ma convinti che in qualche modo si sarebbe tirato avanti. Andammo ad abitare in una casetta che mio padre usava come magazzino. Il mondo di ora avrebbe detto che non era abitabile, ma a noi sembrava una reggia. Molto spesso, io e Giovanna riparliamo de quei primi due o tre anni, che ricordiamo con tanta nostalgia. C’era tanta miseria ma anche tanto amore. Forse chi ha sempre vissuto nel lusso non riuscirà mai a capire queste cose...».
E poi l’emozione quando Giovanna rimase incinta della figlia Marzia «e col pancione i vestiti non le entravano più» e si era dovuta fare una larga vestaglia – come racconta Romano nel suo libro – ma non avevano i soldi per farne due e quando la lavava non poteva uscire. Hanno condiviso questo e tanto altro, Romano e Giovanna. Ma soprattutto ci sono stati sempre l’uno per l’altra. E oggi, che si festeggia San Valentino, per loro è un giorno come un altro. Un altro giorno in cui si diranno: “Ti amo”, come fanno da quasi 60 anni. «Se veramente ci si ama – conclude – ogni giorno che passa si dovrebbe aggiungere un pilastro che ci tiene sempre più uniti. Siamo ormai vecchi ed è bello poterci aiutare a vicenda». E allora, come tutte le sere d’inverno, Romano metterà la vestaglia di Giovanna sul termosifone. Così non sentirà freddo. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
