Il Tirreno

Lucca

TRIBUNALE CIVILE 

Centinaia di cause per il credito al consumo

Luca Tronchetti

Clienti che non pagano rate di finanziamenti aprono procedimenti contro le banche accusandole di applicare tassi usurari

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Luca Tronchetti

LUCCA. Sono un centinaio all’anno i mutui fondiari, i finanziamenti e i prestiti bancari legati principalmente al credito al consumo che finiscono in tribunale e sono gestiti dal giudice civile.

Accade che i richiedenti a un certo punto non riescono più a pagare le rate, vengono raggiunti da decreti ingiuntivi emessi dalle banche, dalle finanziarie o dalle società di recupero incaricate, e con sempre maggior frequenza – spesso con la consulenza di studi professionali che nel puro stile americano invadono gli spazi pubblicitari a pagamento di riviste di settore cartacee e on line – fanno opposizione ai decreti sostenendo che la banca emittente ha applicato tassi usurari.

A Lucca, di recente, hanno fatto ricorso al giudice civile impiegati, operai e persino un ex calciatore, che hanno acquistato a rate una macchina, una moto, un elettrodomestico o una vacanza in posti esotici e dopo aver ricorso al credito al consumo, non riuscendo a far fronte ai loro impegni, al momento del ricevimento del decreto ingiuntivo decidono di fare opposizione.

Sostengono che la banca o la società che ha concesso il finanziamento avrebbe applicato tassi superiori alla soglia fissata dalla normativa in materia di usura.

«L’approccio utilizzato – dicono dal tribunale – è quasi sempre lo stesso. La parte attrice chiede al giudice di accertare se la banca ha superato la soglia fissata dalla norma in materia di usura, di dichiarare non dovuti gli interessi derivanti dal contratto e di condannare la società di recupero crediti o la banca alla restituzione di quanto già corrisposto e quindi non dovuto oltre alla rivalutazione monetaria con interessi di legge. E per avvalorare la tesi oltre alla denuncia viene allegata una consulenza tecnica stipulata da un perito».

Di solito si tratta di contenziosi per somme che variano dai venti ai cinquantamila euro. Ma chi, evidentemente mal consigliato, si avventura in questi procedimenti di natura civilistico-risarcitoria incappa nel 70% dei casi in una sonora delusione.

«Nella stragrande maggioranza dei casi – dicono dal tribunale – viene presentata una perizia di stima finalizzata alla rilevazione di cause di nullità totale o parziale del contratto determinate dall’applicazione di usura e di ulteriori illegittimità derivante dalla conclusione del contratto di finanziamento con sentenze della Cassazione 5286 del 2000, 5324 del 2003 e altre precedenti al 2015 che sono superate da più recenti sentenze che stabiliscono come il tasso soglia non è fissato una tantum dal legislatore, ma è determinato da un meccanismo nazionale di tassi di mercato i quali, al loro volta, sono rilevati in base alle istruzioni della Banca d’Italia». Così chi fa ricorso si trova a pagare il consulente tecnico, l’avvocato e alla fine non ottiene alcun rimborso. Tra l’altro dalle consulenze tecniche dei professionisti nominati dal tribunale è emerso che la maggiorazione, costantemente rilevata dalle circolari della Banca d’Italia, è pari a 2,1 punti. E applicando quella maggiorazione nel 70% dei casi presi in esame è stato rilevato che il tasso usurario non è mai stato superato. —

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