Toscana
Manifesti contro l’aborto e servizi carenti
Oltre al caso pillola del giorno dopo, “Non una di meno” denuncia un percorso a ostacoli per l’interruzione di gravidanza
Gianni Parrini
LUCCA. Non c’è solo la questione della pillola del giorno dopo negata a una cliente alla farmacia di Mutigliano. Il collettivo “Non una di meno” denuncia anche altre mancanze sul territorio e soprattutto i ritardi nell’adeguarsi alle nuove linee guida sulla somministrazione della RU-486, il farmaco per l’interruzione di gravidanza che da agosto può essere prescritto sino alla nona settimana e somministrato sempre senza l’obbligo del ricovero. Ma andiamo con ordine.
«Militanti e simpatizzanti del collettivo – spiega Nicoletta Gini – da un anno e mezzo stanno portando avanti un monitoraggio dei servizi sulla salute riproduttiva e il diritto all’accesso all’aborto. Per quanto riguarda la disponibilità delle farmacie nel reperire la pillola del giorno dopo devo dire che solo nel caso di Mutigliano abbiamo ricevuto un rifiuto “ideologico”. Le altre farmacie l’avevano in magazzino e non hanno manifestato problemi di alcun genere: qualcuno non sapeva che da ottobre anche per le minorenni non è più necessaria la ricetta, ma l’hanno verificato e tutto è filato liscio. Preoccupa, invece, il fatto che a Lucca siano circolati nei giorni scorsi diversi manifesti contro l’aborto del movimento ProVita. Si tratta di messaggi colpevolizzanti e violenti che amplificano la cultura di lesione dei diritti all’autodeterminazione e alla salute riproduttiva delle donne, su cui “Non una di meno” lavora da anni e che si concretizza nella difficoltà di accesso al servizio».
Che il collettivo elenca in una nota: «Come nodo di Lucca, abbiamo scritto una lettera che sarà inviata agli uffici competenti in cui sottolineiamo una serie di disservizi tra cui: la limitazione a un solo giorno (la mattina del lunedì) della possibilità di richiedere la certificazione per “interruzione volontaria di gravidanza” (Ivg) al consultorio principale di Lucca». «Essendo una procedura che ha tempi limitati – aggiunge Gini – e un iter con vari passaggi la mancanza di strumentazione idonea, si tratta di una limitazione importante (su questo e su altri problemi Asl replica nel pezzo a fianco, ndr)».
Ma l’elenco delle manchevolezze ravvisate da Non una di meno prosegue: «Mancanza di strumentazione per l’esecuzione di una visita ginecologica completa presso il consultorio (ecografo), la possibilità di eseguire l’aborto farmacologico solo presso il reparto di ostetricia e ginecologia e non in regime di day hospital e presso strutture ambulatoriali pubbliche attrezzate nonché presso i consultori come previsto dalle nuove Linee Guida ministeriali dell’agosto 2020. Inoltre, la situazione appare più grave nelle zone decentrate della nostra provincia: in Valle del Serchio abbiamo riscontrato informazioni incomplete e contraddittorie su giorni e orari di apertura e sulla disponibilità dei servizi consultoriali presso i presidi di Gallicano e Castelnuovo Garfagnana, mentre le donne residenti in Valle del Serchio che decidono di ricorrere all’aborto sono automaticamente reindirizzate all’Ospedale San Luca di Lucca, con i conseguenti problemi derivanti dai tempi ristretti previsti dalla legge 194 e alla necessità di spostarsi verso il capoluogo. Chiediamo – conclude il collettivo – informazioni precise, pubbliche e trasparenti sulla percentuale di personale obiettore e non obiettore presente nel reparto di ginecologia e ostetricia, nonché nei servizi consultoriali». –
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