Il Tirreno

Lucca

GIUSTIZIA E SALUTE 

Costretto a restare in carcere per assenza di strutture sanitarie

Luca Tronchetti
Costretto a restare in carcere per assenza di strutture sanitarie

Minacce e maltrattamenti a madre e sorella di un quarantenne lucchese finito dietro le sbarre perché non ci sono posti nelle apposite residenze Asl

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LUCCA. La detenzione carceraria è incompatibile con il suo stato di salute mentale, ma non ci sono strutture sanitarie in grado di accoglierlo e così deve restare dietro le sbarre con i problemi psichiatrici che si aggravano ulteriormente. Quello del quarantenne lucchese è uno dei tanti casi che affollano i penitenziari italiani. La sua malattia mentale è conclamata. E dopo la condanna a 7 anni e 4 mesi avvenuta vent’anni fa per omicidio preterintenzionale del padre, colpito da infarto al termine di un’accesa discussione in famiglia, parzialmente scontata in carcere, le sue condizioni psichiche si erano aggravate a tal punto che nel 2018, dopo un nuovo arresto derivante dall’aggressione alla madre e ad alcuni parenti, il giudice Giuseppe Pezzuti, sulla base di perizie psichiatriche lo aveva assolto per vizio mentale. Cioè l’incapacità assoluta di intendere e volere al momento dell’aggressione visti i disturbi mentali aggravati dall’uso di sostanze stupefacenti.

Lo scorso gennaio, in seguito ad un nuovo esposto ai carabinieri della madre e della sorella che non riescono più a gestirlo e subiscono continue vessazioni e minacce di morte, l’uomo oggi quarantenne è finito nuovamente a San Giorgio con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Non dovrebbe essere quello il luogo deputato alla custodia e alle cure. Ma nonostante l’impegno del giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri e del legale Marco Treggi, al momento non ci sono possibilità affinché venga accolto in una della trenta Rems, residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza, sparse in Italia per un totale di 605 posti. Troppo pochi per far fronte all’emergenza nazionale. Perché è in quelle residenze speciali che le persone affette da disturbi psichiatrici e socialmente pericolose (condannate o imputate) per una serie di reati, scontano il loro periodo di detenzione e vengono curate. Queste strutture che hanno preso il posto degli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi sull’onda di una vera e propria emergenza nel 2015 (Montelupo, Castiglione delle Stiviere, ecc.), sono di competenza del Dipartimento di salute mentale delle Asl e hanno funzioni socio-riabilitative con permanenza transitoria ed eccezionale. Così il quarantenne della Lucchesia, oggi si trova in carcere (in isolamento precauzionale causa Covid) e nonostante le istanze del suo difensore non c’è una struttura che possa farsene carico. Una situazione paradossale e al tempo stesso drammatica che spesso viene lasciata gestire alla famiglia. Il quarantenne, nonostante fosse in cura, nel periodo novembre-gennaio avrebbe alzato le mani su madre e sorella, minacciandole di morte e impedendo loro di dormire tanto che, a un certo punto, sono dovute uscire di casa e trovarsi un alloggio di fortuna da parenti. Hanno provato a gestire il loro congiunto, ma alla fine sono state costrette a fare intervenire i carabinieri. —

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