Lutto
Il ritrovo dei satanassi rossi nella bianchissima Lucchesia
CAPANNORI. La sua inaugurazione avvenne (e poteva essere altrimenti?) un primo maggio, quello del 1963. Fu allora che nella cattolica Lucca, e per la precisione nella cattolicissima Capannori, i “diavoli comunisti” trovarono la propria casa. Fu proprio così che, a volte facendosi pure il segno della croce, i capannoresi più devoti chiamavano le persone che lavoravano alla costruzione della prima Casa del popolo del territorio, e il passaggio da diavoli al vezzeggiativo “Diavoletti” fu quasi spontaneo. Ma la storia del circolo I Diavoletti, “L’unica Casa del Popolo della Lucchesia bianca” (come recita il sottotitolo dello splendido libro che Francesco Cecchetti le ha dedicato), ha radici più antiche. Anche più vecchie di quel 1959 in cui venne creata la “Società semplice Rinascita” (poi diventata cooperativa) e in cui venne acquistato il terreno per realizzarla (con i militanti che nei giorni liberi si trasformavano in muratorie manovali).
I primi vagiti della Casa del popolo risalgono all’immediato dopoguerra, a quando gli antifascisti del posto cercavano un luogo di incontro. Fu trovato in un edificio sempre a Camigliano, dove si alternavano dibattiti politici a serate di ballo, la lettura dei giornali di partito alle partite a tressette. Poi la decisione di costruire una propria casa, la Casa del popolo appunto. I lavori e l’inaugurazione del primo maggio del 1963. Una casa dove si sono vissuti tutte le pulsioni politiche che hanno attraversato il Paese: dalle proteste studentesche a quelle operai fino a quel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, e le successive sofferenze vissute dalla sinistra dopo la svolta della Bolognina.
Il circolo comunque rimase, come sede della Cooperativa Rinascita e proseguendo nell’esperienza del ristorante, partita nel 1984 e poi proseguita, con successo crescente, fino a pochi mesi fa, quando, più per motivi generazionali che economici, cessò l’attività. —
L. S.
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