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Lucca

«Non è facile per le vittime raccontare la propria storia»

N.N.
«Non è facile per le vittime raccontare la propria storia»

UNA psicologa ha sviluppato un programma CONTRO IL fenomeno 

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la testimonianza

La psicologa Ersilia Menesini si occupa da anni di tematiche legate al fenomeno del bullismo. Il gruppo di ricerca dell’associazione Italiana di psicologia, diretto proprio dalla docente di psicologia dello sviluppo e dell’educazione, nel 2020 ha ottenuto un importante riconoscimento, assegnato ai ricercatori attivi nel campo della psicologia scientifica. Un riconoscimento assegnato per l’impegno portato avanti nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo attraverso il programma “NoTrap!” che, sviluppato a partire dal 2008, ha coinvolto circa 130 scuole e 16mila studenti.

«Non è facile per le vittime reagire alle sofferenze e raccontare la propria storia personale di sofferenza e disagio – spiega Ersilia Menesini – negli ambienti dove si affrontano queste tematiche emergono anche storie di riscatto e si riesce a rielaborare la propria esperienza traumatica e a superarla. A volte basta una rete sociale di amici, un ambiente dove sentire fiducia e stima e riuscire a valorizzare la personalità ed esprimere liberamente pensieri e creatività».

Ma perché si diventa bulli? «Le dinamiche di gruppo – spiega la psicologa – sono quelle dell’affermazione e della dominanza che nella costruzione del sé, della propria personalità, avvengono con modalità di prepotenza e sopraffazione. C’è il bisogno di esprimere queste dinamiche attraverso soprusi, cattiverie e angherie, e nella fase iniziale il bullo ottiene un consenso sul gruppo, che però poi si perde col passare degli anni. Gli ultimi studi hanno dimostrato che una percentuale statisticamente rilevante di chi è stato bullo da giovane, da adulto ha problemi di salute o finisce anche per compiere atti delinquenziali».

E, come ogni aspetto della società, bello o brutto che sia, anche il bullismo si adegua ai tempi che corrono: «Con la pandemia e la didattica a distanza o in presenza, ma con gli studenti distanziati per le normative anti covid, il fenomeno si è attenuato o è cambiato nelle sue modalità e si è spostato più sui social e nella chat. E anche se il cyber bullismo ha numeri più bassi rispetto a quello “faccia a faccia”, ma quando colpisce ha effetti devastanti. E amplificato dalle immagine e dai video può avere conseguenze assai pericolose e lesive per le vittime. —

N.N.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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