Gioco
Fuga dai piccoli appartamenti, dopo tanti anni crescono gli abitanti di Pescaglia
Piccola ma significativa inversione di tendenza demografica nel 2020. A incidere i trasferimenti: «Il lockdown ha fatto capire l’importanza degli spazi aperti»
PESCAGLIA. Può sembrare un numero piccolo, e in effetti lo è. Eppure è un numero significativo: non per le sue “dimensioni”, quanto piuttosto per quel segno che porta davanti, un “più” che, da queste parti, non si vedeva da tanti anni, talmente tanti che nessuno si ricorda con esattezza da quanto. Quel numero è “29”: e rappresenta il saldo (positivo appunto) nel numero di abitanti di Pescaglia tra il primo gennaio 2020 e il primo gennaio 2021. Adesso il Comune al confine tra la Piana e la Mediavalle conta infatti 3.381 abitanti, dodici mesi prima erano 3.352. Il più 29 rappresenta una crescita dello 0,9%: un’inezia in termini percentuali, ma dal grande valore.
«Mi rendo conto che dal punto di vista matematico siamo davanti a un dato che può sembrare poco significativo – commenta il sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti – ma la statistica non basta da sola a descrivere ciò che ci circonda. Per noi quel numero diventa importante perché, seppur piccolo, indica una tendenza, anche per come è arrivata questa crescita».
Il primo pensiero sarebbe quello di un saldo positivo tra scomparsi e nuovi nati. E già questo sarebbe un dato sorprendente per il 2020 che, secondo l’Istat, è il primo anno dal 1918 a oggi in cui i decessi hanno superato le nascite. Ma no, il fattore determinante non è quello («Le nascite sono state stabili», spiega Bonfanti), però sembra aver inciso il coronavirus, ma non nel senso che potremmo istintivamente pensare (e che comunque avrebbe inciso in modo diverso da quel “più”): «No, a determinare la crescita sono stati i trasferimenti a Pescaglia – aggiunge il sindaco – ossia ci sono state persone che hanno scelto di venire a stare qua. Non so se abbia inciso il Covid, ma l’impressione è che sia stato proprio così. Quanto avvenuto nei mesi scorsi in occasione del lockdown ha fatto capire a molti l’importanza di poter disporre di spazi aperti. Una cosa è vivere l’obbligo di non andare a giro restando chiusi tra quattro mura, ben altro è farlo disponendo di un giardino o di spazi aperti. Così, magari approfittando anche dei prezzi bassi degli immobili in zona, c’è chi sceglie di spostarsi in ambienti più grandi e con spazi aperti».
E questo spiegherebbe anche un altro dato “strano” di questa crescita demografica: i nuovi arrivi infatti non riguardano la Valfreddana (più vicina a Lucca e più facile da raggiungere). «È un altro aspetto curioso – riprende Bonfanti – la maggior parte di questi arrivi si concentra nella Val Pedagna, ossia quella che negli anni passati era stata la terra che più aveva subito lo spopolamento. Il calo demografico, che è stato costante nel corso degli anni, sarebbe stato ancora più intenso, addirittura impietoso, se non fosse stato per la Valfreddana, che invece ha retto bene l’urto. No, in questo caso, si è scelta volutamente la zona più “remota”. Forse per i prezzi più bassi, ma forse anche per la riscoperta di uno stile di vita “lento” che è arrivata con questo virus, e che forse continuerà dopo l’emergenza, forse l’unica, piccolissima, eredità positiva di questa tragedia che ci ha investito tutti». —
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