Sicurezza
Sos Orrido di Botri paradiso per turisti inferno per residenti e per chi lavora qui
Con le strade disastrate, giungere al canyon è un’avventura Ma il guaio più grande è rappresentato dai telefoni in tilt
Emanuela Ambrogi
BAGNI DI LUCCA. Un paradiso per i turisti, un inferno per chi ci vive e lavora. La neve, le piogge, le frane, gli alberi caduti, le linee telefoniche interrotte per settimane stanno mettendo a dura prova i residenti nella zona che conduce all’Orrido di Botri.
Sono una decina di nuclei familiari che si sentono abbandonati: a dispetto degli impegni di politici e amministratori per ripopolare la montagna, l’incuria e l’indifferenza da parte degli enti hanno fiaccato resistenza e speranze di chi, nonostante tutto, continua a presidiare questi luoghi bellissimi. Due nuclei familiari sono tra l’altro costituiti da singoli di 92 e 97 anni. La loro preoccupazione è quella di rimanere fuori dal mondo perché il telefono spesso non funziona. Ma temono anche di restare isolati anche per le condizioni della viabilità nel tratto che da Botri porta a Montefegatesi: 6-7 chilometri di strapiombi nello sterrato tra rovi, piante a rischio caduta, zanelle piene o scomparse. Dopo tante proteste, le compagnie telefoniche hanno in qualche modo riallacciato i cavi, anche se quei tratti lasciati per terra non tranquillizzano. Insomma, è davvero un’impresa restare a vivere qui. Vitalina Fiori, 60 anni, abita col marito Pellegrino Bastiani poco prima del canyon: «La mia famiglia vive in questi posti da generazioni. Hanno lavorato sempre qui e anche io ho deciso di rimanere. Abbiamo una piccola azienda agricola. Nostra figlia abita a Montefegatesi, ma la strada per arrivarci è in pessime condizioni. C’è il rischio caduta piante e il telefono funziona un giorno sì e tre no. La strada è così brutta e maltenuta che a volte ho preferito farla a piedi, per non rovinare l’auto. Siamo dimenticati da tutti. Quando è nevicato è toccato a noi far tutto. Non ho più voglia di chiamare, chiedere aiuto perché so che non arriverà nessuno. E pensare che nelle settimane estive, le persone arrivavano a centinaia. Possibile restare un mese senza telefono? Io devo lavorare. Se ci sentiamo male?».
Infuriata anche Carmelita Gonnella, che abita col marito Giuseppe Landi a Fornoli, ma a Botri ha un ristorante all’ingresso del canyon (“Il Nido dell’Aquila”) che gestisce con la figlia Marcella: «Siamo abbandonati da tutti, però dobbiamo pagare bollette e tasse come gli altri, come chi beneficia dei servizi. Non ci sono agevolazioni per noi. Cosa non va? Tutto: la strada, la luce, il telefono. Adesso siamo chiusi per il Covid, ma ci auguriamo che la situazione possa migliorare. Noi diamo servizi, le persone vengono al ristorante poi vanno a fare un giro nei dintorni, la zona dovrebbe essere tenuta bene per migliorare anche l’indotto. Se chiudiamo noi, qui non c’è più nulla».
A Le Valli torna sul piede di guerra, sul tema Via Ducale, anche Anna Togneri: «La situazione è terribile. Come è possibile non tenere in considerazione un polo di attrazione per migliaia di turisti? Cosa ne sarà di questi posti? Penso ai nostri figli che qui potrebbero anche investire. Ma quale futuro li attende?». —
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