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«Sono un cantautore con la nostalgia di Lucca» Sgrò e il nuovo singolo

«Sono un cantautore con la nostalgia di Lucca» Sgrò e il nuovo singolo

Il giovane artista lucchese racconta il percorso di lavoro e professionale degli ultimi tredici anni trascorsi a Bologna

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lucca. Ha lasciato Lucca, dove è nato e cresciuto, per trasferirsi a Bologna. Ma proprio nella nuova città ha cominciato a provare una mancanza, la necessità di memoria che stanno alla base del suo primo lavoro musicale vero e maturo, dal titolo “Maledizione”. È questo il percorso di Francesco Sgrò, 31 anni, lucchese che vive a Bologna: la città dove si è laureato e nella quae ha avviato il suo cammino di cantautore. «A Lucca - racconta - ho studiato alle medie Carducci e poi al classico Machiavelli. A Bologna ho studiato prima filosofia e poi italianistica.

«A Lucca - racconta Francesco Sgrò - ho amicizie a cui sono molto legato e a cui torno sempre. Sono molto legato alla mia città e ci torno volentieri. Sono contento di essere partito, però, perché subito dopo, in me, è come nata un’esigenza di memoria. Da quel momento ho come sentito il bisogno di testimoniare quello che ero e dove stavo andando. Con quella partenza è scattato un prima e un dopo. Non è stato semplice trovarsi in una nuova città da solo a diciotto anni».

La scelta di Bologna è stata dettata da molti motivi - ricorda ancora il giovane artista -. Forse al liceo avevo ascoltato troppe volte "Eskimo" di Guccini. Non ho mai pensato "oggi divento un cantautore", anche perché non mi sento un cantautore, mi sento uno che ogni tanto scrive e suona delle sue canzoni e, adesso, sente la necessità di condividerle. E condividerle non vuol dire soltanto farle ascoltare agli altri, ma anche farle ascoltare a me. Le canzoni arrivano da fuori, se ci pensi. Sempre. Quindi anche le mie ho bisogno che mi arrivino da fuori, da una qualche tangenziale».

La sua carriera è iniziata nell’epoca del Covid: follia o fortuna? «Molte persone con cui collaboro - spiega Sgrò - mi dicono che sono stato molto sfortunato a debuttare con la mia prima canzone pochi giorni prima del lockdown, nel 2020. Io, però, non ho un altro termine di paragone, non c'è un altro Francesco Sgrò che ha esordito in tempi “di presunta pace”, perciò non mi sento sfortunato. Sento, però, di sicuro, di essere sospeso. La conclusione, la morte, il finale, danno un senso a tutto quello che uno ha fatto, visto, toccato precedentemente. E penso che suonare dal vivo sia il finale che mi manca».

La pandemia ha stravolto il rapporto con il pubblico: Francesco Sgrò cerca di guardare al futuro anche in questa prospettiva. «Con un corpo così distanziato da tutti è difficile desiderare, e, quindi, perlomeno per me, è difficile immaginare quello che accadrà. Il tempo lineare sembra scomparso. Tutti i tempi, passato, presente e futuro, ora sono simultanei. Se il futuro è quella cosa che succede tra sei mesi, penso solo che tra sei mesi sarà estate, si parlerà di vaccini e covid e, forse, di governo in crisi. Credo che il futuro realmente sia qualcosa di molto più importante».

“Maledizione”, il titolo che ha scelto per il suo primo lavoro musicale, racchiude molti significati. «Per me - conclude Francesco Sgrò - "Maledizione" è l'adolescenza. È prendere il motorino di mio fratello e starmene fuori casa il più a lungo possibile. Poi, da adolescenti, si è bravissimi, perché si riesce a stare fuori casa anche dentro la propria stanza». —

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