Il dolore
«L’emergenza Covid non è guerra Dobbiamo usare parole giuste»
Il consigliere Dinelli si sofferma sul significato di un termine «abusato» E lancia un invito a scegliere con attenzione i vocaboli più adatti
la riflessione
Il consiglio comunale di Lucca ha conferito un riconoscimento a tre donne che hanno subito, a livelli diversi, le peggiori conseguenze derivate dal periodo più buio della storia dell'umanità, la Seconda Guerra mondiale.
Alla fine di quella guerra sono stati dichiarati vincitori e vinti: in realtà l’unico risultato è stato morte, sofferenza e distruzione. Caratteristiche trasversali a ogni guerra, anche a quelle che oggi imperversano.
Le guerre sono state fatte, e si fanno, per vari motivi, andando a ricercare le più svariate giustificazioni ma, personalmente, non riesco mai a trovarne una valida per cui si possa dire “non c'era altra possibilità, non c'era altra scelta”.
Non è della guerra e delle sue atroci conseguenze che voglio parlare, ma dell'abuso che si fa di questa parola e dell'errore che si commette quando si usa questo sostantivo per descrivere quanto è avvenuto nell’ultimo anno, segnato dal Covid e le sue conseguenze.
In questi giorni in cui si celebrano le giornate della Memoria e del Ricordo e si riflette sui fatti orribili di quegli anni, forse non ne capiamo l’essenza perché per fortuna li viviamo indirettamente, tramite racconti e preziose testimonianze viventi. Chiedo di fare molta attenzione all'uso delle parole quando si descrive una situazione, un luogo o una persona. Il periodo attuale, in cui dobbiamo convivere con molti limiti (non paragonabili a quelli imposti dalle leggi razziali fasciste del ’38), avrà gravi conseguenze economiche per molte attività, persone e famiglie (ma non paragonabili alle distruzioni del tempo di guerra) e porterà conseguenze psicologichei; forse di più sui più piccoli e più deboli, ma mai saranno paragonabili alle conseguenze psicologiche vissute da chi è sopravvissuto a un campo di sterminio: usiamo parole adeguate.
Penso che l'attenzione al linguaggio sia necessaria e importante non tanto per le nostre relazioni sociali, ma perché potrà, nel lungo termine, trasformare le modalità con cui analizziamo dinamiche e situazioni in diversi contesti. Chissà, un giorno forse, dopo anni di attenzione alle parole, all'ascolto, alla riflessione, potremo trovare una parola diversa a quella che sembra l'unica possibile: “guerra”. —
Leonardo Dinelli
(consigliere comunale Pd)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
