Sicurezza
Già duecento firme contro il piano Coima
A sostegno del comitato “Uniti per la Manifattura” un gruppo nutrito di studiosi e urbanisti da tutta Italia
lucca. Oltre duecento firme raccolte in pochi giorni, per ribadire un «no» al progetto di riqualificazione dell’ex Manifattura tabacchi proposto dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dalla società milanese Coima di Milano con il benestare dell’amministrazione comunale di Lucca.
Sono rappresentanti di associazioni, cittadini comuni e comitati ambientalisti e culturali, ma soprattutto urbanisti e docenti universitari di fama internazionale «che non hanno esitato un istante a mettersi dalla nostra parte, per salvaguardare uno degli edifici più importanti di Lucca che ha fatto la storia della città e dei suoi abitanti» esordisce Gemma Urbani, rappresentante del comitato “Uniti per la Manifattura” promotore dell’iniziativa andata in scena ieri mattina davanti ai cancelli d’ingresso dell’imponente immobile che si estende su 18mila metri quadrati.
Tra i firmatari della protesta, i nomi degli urbanisti Ilaria Agostini dell’università di Bologna; Carlo Carbone, Antonio Fiorentino, Alberto Magnaghi e Giorgio Pizziolo dell’università di Firenze. Con loro il professor Marco Revelli, lo storico dell’arte Tomaso Mantanari e Giuseppe Tavelli, ordinario di geologia all’ateneo fiorentino. Al caso si sta interessando anche l’avvocato Giuseppe Libutti, titolare di uno dei più prestigiosi studi legali romani, per sostenere un edificio «che - aggiunge Virginio Bertini, ex sindacalista Cgil - rischia di essere svenduto ai privati e trasformato in appartamenti extra lusso, con parcheggi privati, snaturando un edificio storico che invece dovrebbe essere recuperato e restituito alla città a uso comune e diventare una grande risorsa per l’economia locale. Non voglio credere che il Comune di Lucca sia capace di mettere una pietra tombale su un pezzo importante della storia della città che ha permesso a migliaia di donne di inserirsi nel mondo del lavoro e di battersi per i propri diritti e per la propria autonomia. E mi stupisco - conclude - che la fondazione Crl possa prestarsi a questi giochi assurdi, speculando su ciò che è pubblico per farne un bene privato».
La proposta del comitato, esposta da Barbara Rigamonti e Claudio Pardini Cattani, si concentra su tre punti. Il primo: recupero del complesso immobiliare con finalità culturali, di spazio pubblico connettivo, nel solco della transizione ecologica. Il secondo: la salvaguardia della proprietà pubblica e delle risorse economiche, derivanti da parcheggi pubblici che alimenterebbero le casse comunali. Il terzo punto è il progetto di rigenerazione, alternativo alla proposta di Coima, secondo cui la destinazione più appropriata dell’immobile sarebbe un uso a fini culturali della struttura che potrebbe ospitare anche centri di produzione. “Uniti per la Manifattura” lancia un appello all’amministrazione affinché torni sui suoi passi e azzeri il progetto in atto, aprendo un tavolo di lavoro per scrivere il futuro di uno dei beni pubblici più prestigiosi che non può svanire nel nulla. —
Rossella Lucchesi
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