Il Tirreno

Lucca

giorno della memoria 

La storia dimenticata e ritrovata delle persone internate ad Altopascio

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ALTOPASCIO. È una storia ritrovata, inedita, che torna alla luce dopo 80 anni: è quella di Altopascio come luogo di internamento libero, dove dal 1941 al 1943 furono costrette famiglie di ebrei. Una storia di cui oggi è possibile ripercorrere le date, i nomi, le vicende, grazie al lavoro dell’amministrazione che ha avviato un percorso di riscoperta della memoria, assegnando una delega specifica al presidente del consiglio comunale Sergio Sensi.

“Altopascio: luogo di internamento. Storie di reclusione e di inclusione alla ricerca della libertà” è il titolo del video realizzato dal Comune, grazie anche alla collaborazione dell’Isrec Lucca, in occasione della Giornata della Memoria 2021. Un video, pubblicato sul canale YouTube del Comune, ricostruisce le regole dell’internamento e presenta le storie degli internati altopascesi. La città fu scelta come luogo di internamento dall’entrata in guerra dell’Italia e fino a due mesi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 (quando fu deciso di trasferire gli ebrei italiani e gli stranieri internati nei campi di concentramento provinciali – nel caso di Lucca era a Bagni – in attesa della deportazione verso i lager). Qui e furono internati gli oppositori, i cittadini delle nazioni cosiddette nemiche e, in particolare, gli ebrei presenti in Italia. Gli internati altopascesi erano sottoposti a una lunga serie di limitazioni sui movimenti e su ciò che potevano e, soprattutto, non potevano fare o possedere.

Furono nove le persone internate: due italiani, ritenuti pericolosi per il regime, un rodense, cinque ebrei croati, di cui quattro della stessa famiglia e un ebreo rumeno domiciliato in Italia dal 1934. Non di tutti si conoscono le sorti: uno dei due italiani, prima dell’8 settembre, venne trasferito nel campo di concentramento di Isernia, mentre una famiglia riuscì a sfuggire alla deportazione grazie all’aiuto di un signore altopascese, oppositore del regime, che procurò loro documenti falsi e soldi e li nascose prima ad Altopascio, poi a Pescaglia fino a portarli in salvo in Svizzera il 9 giugno 1944. —

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