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Lucca

i dati di confcommercio 

Poche aziende nate, poche cessate «Scenario piatto causa pandemia»

Poche aziende nate, poche cessate «Scenario piatto causa pandemia»

L’artigianato perde 44 unità, il comparto industriale 26. Segnali positivi arrivano dal comparto servizi

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lucca. Un rallentamento generalizzato su nascite e mortalità delle imprese. È l’effetto pandemia sul tessuto lucchese secondo l’analisi dei dati del Registro delle Imprese elaborati dall’ufficio studi e statistica della Camera di Commercio di Lucca. Una dinamica piatta, con poche imprese nate e cessate, sintomo di una diffusa incertezza sulla futura evoluzione della crisi pandemica ed economica, da monitorare nei prossimi mesi per verificarne l’evoluzione.

Le iscrizioni al registro delle Imprese, su livelli bassi già negli anni precedenti, hanno fatto segnare un rallentamento fermandosi a 2.040 nei dodici mesi (391 in meno rispetto alle 2.431 del 2019). Sorprende che le cessazioni (non d’ufficio) siano scese a 1.955, ben 390 in meno rispetto al 2020. Secondo l’analisi, «tale dinamica potrebbe essere stata condizionata dalla politica dei ristori, che ha aiutato le imprese a resistere, dalle prospettive di rilancio dell’economia legate al Recovery Plan, o da questioni di tipo amministrativo, relative cioè alle comunicazioni di chiusura pervenute al Registro delle Imprese negli ultimi giorni dell’anno e che saranno conteggiate nel primo trimestre 2021».

Le imprese attive in provincia a fine 2020 erano 36.091, in diminuzione di 59 unità (-0,2%) rispetto alle 36.150 di un anno prima: gli effetti negativi della pandemia non emergono ancora dall’analisi della variazione dello stock delle imprese attive: al momento la base imprenditoriale sembrerebbe in tenuta.

Il comparto artigiano lucchese ha registrato un calo di 44 unità (-0,4%) che ha portato a 11.068 le imprese artigiane attive in provincia a fine dicembre, mantenendo stabile al 30,7% l’incidenza del comparto artigiano sul tessuto imprenditoriale operativo.

Nei dodici mesi l’insieme del commercio all'ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli ha perso 117 unità (-1,3%) portandosi a 9.228 imprese attive a fine dicembre, le attività di alloggio e ristorazione (3.493 unità) hanno lasciato sul campo 37 imprese (-1,0%), le altre attività di servizi sono scese a 1.770 imprese (-22; -1,2%).

Hanno limitato le perdite il comparto industriale, con meno 26 imprese (-0,6%; 4.365), attività finanziarie e assicurative (872 imprese) e attività di trasporto e magazzinaggio (836) entrambe in flessione di 5 unità (-0,6%), il settore agricolo in calo di 7 imprese (-0,3%; 2.339), e le costruzioni che hanno contenuto la contrazione a 9 unità (-0,1%; 6.198 imprese) probabilmente grazie agli incentivi legati all’ecobonus per le ristrutturazioni che hanno sostenuto il comparto.

Segnali positivi arrivano invece dall’aggregato dei servizi di supporto alle imprese con 70 unità in più per un +4,7%, grazie all’aumento delle attività dei servizi per edifici e paesaggio, dalle attività professionali e scientifiche cresciute di 41 unità (+4,0%), per l’aumento delle imprese che svolgono attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, dalle attività immobiliari (+39; +1,7%) e dai servizi di informazione e comunicazione (+11; +1,5%), per la crescita delle attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse ed elaborazione dei dati, hosting e portali web.

Prosegue la crescita delle società di capitale (+248 unità; +3,0%), mentre si rileva un’ulteriore contrazione delle società di persone (-178; -2,7%) e delle imprese individuali (-124 unità; -0,6%); quest’ultime restano la tipologia imprenditoriale maggiormente presente con il 56,1% (20.256) delle imprese attive in provincia. In calo (-5; -0,6%) anche le altre forme (cooperative, consorzi, etc.). «Confermata la tendenza - chiude l’analisi - in atto da qualche anno, a una progressiva diminuzione delle ditte individuali e delle società di persone (in particolare snc e sas) determinata anche dall’attrattività della normativa sulle srl (specie le semplificate) che sostiene invece l’aumento delle società di capitale».—

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