Gioco
«Ragazzi, non smettete di resistere Nessuno entri nelle vostre coscienze»
Giornata della Memoria: la lettera di Simonetta Simonetti, storica e presidente dell’Atvl, agli studenti delle superiori
l’appello
«Care ragazze e ragazzi…». La lucchese Simonetta Simonetti, storica e presidente dell’Atvl (associazione toscana volontari della libertà), inizia così una lettera a studenti e studentesse delle superiori lucchesi alla vigilia della Giornata della Memoria. La fa precedere da un brano tratto da Primo Levi: «Nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».
Il 27 gennaio 1945 vengono abbattuti i cancelli di Auschwitz, uno dei tanti campi di sterminio dove i nazisti rinchiudevano ebrei, omosessuali, disabili e chiunque veniva ritenuto non degno di appartenere alla razza ariana. Quale mente folle e diabolica aveva diffuso questa convinzione nel cui nome furono perpetrate innumerevoli morti? Di fronte a quella scena straziante e surreale dove ombre di esseri umani erano riuscite a evitare la morte per caso, il mondo ebbe cognizione dell’orrore che portò alla Shoah, a leggi razziali, imprigionamento, tortura ed eliminazione di milioni di persone in ossequio a una follia ideologica, culturale e storica quale quella nazista. Non fu facile né semplice comprendere, tanto era immane quella realtà di sopravvissuti che a stento riuscivano a camminare, mangiare, parlare. La maggior parte di loro non volle parlare, né raccontare quel che avevano visto e vissuto. Il meccanismo di difesa della rimozione sembrò per anni concedere loro il ritorno a una vita normale e preferirono non ricordare. Ma i ricordi non svaniscono, se ne stanno fermi e intatti, anche quelli nei profondi cassetti della memoria e sono pronti a uscire se sollecitati da chi le detiene o se qualcosa o qualcuno li tira fuori con forza. Quello stesso mondo, che già era stato offeso e umiliato dalle violenze inaudite della seconda guerra, cercò di comprendere, come lo hanno fatto le generazioni successive fino a noi, quale fu il dramma singolo e collettivo della persecuzione razziale nazista.
Forse non ci riuscì pienamente, come diceva Levi, anche perché quell'orrore era la somma infinita e ripetuta all'inverosimile di migliaia di insopportabili violenze fisiche, psichiche e morali subite da ogni internato nei campi di concentramento e sterminio.
Quella guerra che aveva stravolto società, famiglia, relazioni interpersonali, si era macchiata di un crimine contro l’umanità, una macchia indelebile. Pensate ragazzi di essere attaccati solo per il colore dei capelli, o il modo di vestire, o per quello che pensate, per le vostre idee e fede religiosa. E che siate così ritenuti diversi, per cui pericolosi, da eliminare perché inaccettabili. Pensate ragazzi, pensate a come la diversità , per molti, ancora oggi crea disagio, paura, repulsione e che debba essere isolata, emarginata, lontana dalle nostre case comode, da noi. Non è facile capire, ma bisogna conoscere quello che è successo.
Un lungo percorso di mistificazione era stato portato avanti dai nazisti ma tutti sapevano ciò che stava accadendo in quei campi, tutti sapevano di quei treni della morte stracolmi di uomini, donne e bambini di cui si intravedono i volti, le mani, si sentivano le grida e il ripetere di nomi che riempivano l’aria. «I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere pericolosi. Sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e obbedire senza discutere… Occorre essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà», scriveva Primo Levi.
Non basta un giorno per ricordare quello che è successo, conosciamo la storia, leggiamo, ascoltiamo gli ultimi testimoni di quegli orrori e teniamo tutto a mente, perché,come disse il generale Dwight D. Eisenhower quando arrivò con i suoi uomini nei campi di concentramento: «Fotografate, raccogliete testimonianze, fate filmati perché un giorno arriverà un idiota che dirà che non è successo nulla». Purtroppo ancora oggi si nega, si dubita che certi fatti siano accaduti e nel mondo l’odio razziale continua a sopravvivere. L’intolleranza trova terreno fertile nella miseria e nella disperazione che le crisi economiche creano. E oggi stiamo vivendo un periodo particolare, abbiamo visto cadere le nostre certezze, stravolgere i ritmi sociali, abbiamo dovuto perdere abitudini e stili di vita e assumerne altri. Ci sentiamo come sospesi, in attesa e inquieti come di fronte a ciò che non si conosce e on si svela a noi. Per voi ragazze e ragazzi questa è una dura prova, ne siamo consapevoli noi adulti e non avremmo mai voluto che doveste sperimentare una simile situazione. Ma voi siete forti, vincerete questo nemico subdolo mantenendo vivi i sogni e le vostre idee. Non permettete a nessuno di entrare nelle vostre coscienze, siate consapevoli che state vivendo la storia e non smettete di resistere. —
Simonetta Simonetti
(presidente Atvl)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
