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Artigianato, in ritardo l’ultimo trimestre 2020 di cassa integrazione

Barbara Antoni

Il pagamento è atteso entro la metà del mese di febbraio Cna e Confartigianato: «Alcuni settori ancora in forte crisi»

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lucca. L’ultimo trimestre 2020 è ancora scoperto per la stragrande maggioranza di aziende artigiane ricorse alla cassa integrazione per l’emergenza Covid. Confartigianato e Cna Lucca convergono su questa stima. Allo stato attuale sono almeno in numero fra due e tremila i lavoratori di aziende sul territorio provinciale in attesa di ricevere il pagamento degli ammortizzatori per le ultime tre mensilità dello scorso anno. Un numero ridotto rispetto alla prima parte dell’anno: dopo il lockdown totale, quello della scorsa primavera, in alcuni settori il lavoro, seppure con lentezza, è ripreso.

«Esiste un problema di liquidità della Ragioneria dello Stato - dice il direttore di Confartigianato Roberto Favilla -. Il fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato (Fsba, ndr) funziona, e ne ha dato prova.Ma se i soldi stanziati dallo Stato non gli arrivano, come può erogarli? Abbiamo fatto una sollecitazione al governo».

E così Stephano Tesi, direttore provinciale della Cna, conferma che le mensilità della cassa integrazione per l’artigianato sono state pagate sul territorio provinciale «fino a settembre compreso: adesso mancano ottobre, novembre, dicembre. Sappiamo che i soldi ci sono, ma il ministero competente non ha ancora fatto una delibera per svincolarli. Senza questo atto formale i soldi, che pure ci sono, non possono essere versati ai lavoratori. Non appena arrivano al fondo bilaterale, i tempi per l’erogazione sono brevi, entro due e tre giorni. Secondo le nostre previsioni, e in base alle pressioni fatte, ci auguriamo che quest’ultima tranche di cassa integrazione del 2020, possa essere pagata fra il 10 e 15 febbraio».

Dal punto di vista economico, il periodo attuale è ancora caratterizzato da grande incertezza, anche sul nostro territorio. «Le attività artigiane legate all’indotto cartario sono quelle che lavorano con più facilità - spiega Favilla -. Ma tutto quello che riguarda i servizi, come lavanderie e parrucchieri, per fare alcuni esempi - e le imprese edili, la situazione è difficile. Molti aspettano lo sblocco della possibilità di licenziare: prima di chiudere, decideranno di alleggerirsi di tutto o parte del personale che hanno.Che questi imprenditori siano in crisi, emerge anche dalla lentezza con cui versano le quote di iscrizione alla nostra associazione», sottolinea.

Ci sono poi settori che avvertono ancora di più la crisi del periodo Covid più nero. «Gli ambiti di lavoro più colpiti, almeno per quanto riguarda la nostra provincia - sostiene Tesi-, sono il turismo, l’alimentare con la somministrazione, il comparto estetico rimasto chiuso in fase rossa e arancio. Un grosso problema è rappresentato dal calzaturiero, che non ha ancora visto la ripresa. Il 2020 per queste aziende è stato un anno andato in fumo». —

Barbara Antoni

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