La manifestazione
Il lockdown ferma le battute di caccia e i cinghiali ne approfittano
Sono stati 2.168 in meno i capi abbattuti in Lucchesia con effetti devastanti soprattutto per gli agricoltori
LUCCA. Sono calati drasticamente gli abbattimenti di cinghiali, ma questo non significa che è diminuito il numero di animali nel territorio. Anzi. Quel calo trova una spiegazione molto più banale nel minor numero di battute di caccia, effetto diretto dei vari blocchi provocati dal Covid. L’effetto indiretto è stato un aumento dei danni provocati dai cinghiali all’agricoltura, e non solo. E in Lucchesia la situazione è particolarmente pesante.
In tutta la regione il numero di abbattimenti di cinghiali è stato del 48 per cento rispetto alle previsioni. Quasi la metà insomma. Ma in provincia di Lucca è andata ancora peggio: qui il calo è stato del 66 per cento, il dato più negativo in Toscana. È quanto denuncia Coldiretti Lucca: «In tempo di Covid, approfittando dello stop alla caccia, la fauna selvatica è diventata sempre più padrona di boschi e campagne».
Ma anche a caccia aperta non è stato possibile fare molto: «Le limitazioni agli spostamenti ha ridotto drasticamente l’attività di contenimento – dice il presidente di Coldiretti Lucca Andrea Elmi – così organizzare le squadre di cacciatori, che magari vengono da diversi comuni, e spostarsi sui luoghi delle battute, era molto più complicato, e il numero di battute si è ridotto di parecchio. Nel frattempo però, nel periodo del lockdown, i cinghiali si sono ancor più diffusi sul territorio, spostandosi tranquillamente e avvicinandosi ancor di più alle zone abitate, approfittando anche delle strade deserte». Così il bollettino degli Ambiti territoriali di caccia della Toscana ha fatto registrare 16.784 cinghiali in meno abbattuti da ottobre a dicembre 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, 2.168 nella sola provincia di Lucca. «Il territorio – riprende Elmi – è in balia dei cinghiali, che nel frattempo hanno continuato a proliferare e scorrazzare, non solo provocando danni alle nostre colture e dalle nostre aziende, ma anche ai giardini e creando pericoli per la viabilità».
Ma il problema è soprattutto per gli agricoltori: «Il nostro è un lavoro che già dipende da tanti fattori imprevedibili – continua il presidente di Coldiretti – a partire per esempio dal tempo, se poi ci aggiungiamo anche l’elemento cinghiali. Immaginatevi che cosa può significare per un agricoltore vedere un raccolto distrutto. Occorre un impegno forte e condiviso di tutte le parti coinvolte per trovare una soluzione definitiva al problema, continuando nello sforzo che stiamo portando avanti con l’assessorato, anche autorizzando le battute perse nel lockdown già da febbraio, con un’assunzione di responsabilità di tutto il sistema senza che prevalgano interessi di parte». —
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