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Lucca

la tragedia di camporgiano 

Il fotografo che perse la gamba: «Io sono stato fortunato, Luigi no»

Gianni Parrini
Il fotografo che perse la gamba: «Io sono stato fortunato, Luigi no»

David Bonaventuri nel 2012 ha avuto un incidente analogo a quello dell’operaio deceduto nel bosco

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Gianni Parrini

Castelnuovo. «Io sono stato fortunato, lui no». David Bonaventuri, 33enne di Montefegatesi, fotografo professionista e appassionato di sport estremi, parla così di Luigi Viviani, il 47enne di Castelnuovo che giovedì mattina è morto nei boschi di Camporgiano mentre stava tagliando alcune piante in un terreno di Gaia per conto della coop Centro Legno Ambiente. Un arbusto lo ha colpito al volto, sbalzandolo quattro metri più in là e uccidendolo sul colpo. Una morte sul lavoro che ha scosso tutta la Garfagnana e ha riportato alla mente di Bonaventuri un incidente analogo. Un incidente che gli ha cambiato la vita per sempre, procurandogli l’amputazione della gamba sinistra quando aveva appena 25 anni. «All’epoca avevo interrotto l’università ed ero andato a convivere con la mia ragazza – racconta David – Avevo bisogno di lavorare, ma non era facile: erano gli anni della crisi economica iniziata nel 2008 e trovare un impiego non era semplice. Per questo iniziai ad accettare lavori per cui non ero particolarmente preparato. Mi ritrovai a fare il boscaiolo, sebbene non avessi mai tagliato un ramo in vita mia. Lavoravo per una cooperativa con contratti annuali che mi venivano poi rinnovati. L’incidente avvenne un paio di anni dopo, nel 2012: quel giorno stavo segando una grossa pianta e su un poggio soprastante c’era un pino che era stato segato ma non era stato messo in sicurezza. Fatto sta che all’improvviso venne giù dal poggio e mi portò via la gamba».

Da quel momento la vita di Bonaventuri è cambiata: una settimana in coma, un mese di convalescenza e soprattutto la necessità di ricominciare a vivere. David ce l’ha fatta: la menomazione non è stata un limite, casomai una sfida che lo ha portato a diventare un fotografo professionista, specializzato negli sport estremi, quelli che si svolgono in luoghi spesso difficili da raggiungere. Non solo: oltre ai successi professionali, il 33enne di Montefegatesi pratica rafting e gioca a calcio nella nazionale degli amputati. Per tutti questi motivi leggendo la notizia della morte di Viviani, David si è sentito fortunato e ha voluto condividere una riflessione sui social: «Questo tema mi tocca in modo particolare, profondo – racconta – Luigi non lo conoscevo di persona, ma la sua famiglia sì. Mando loro un abbraccio caloroso. Non oso pensare a cosa stiano vivendo. Purtroppo sono ancora molte le morti bianche: nel periodo pre-Covid erano sempre sopra i mille all’anno. I lavori di boscaiolo o di operaio forestale sono quelli a più alto rischio. L'intensificazione dei controlli, la formazione a datori, responsabili e operai e la sensibilizzazione sono fondamentale. Io, ad esempio, non avevo fatto i corsi previsti e dopo il mio incidente ci sono stati processi e condanne per quelle mancanze. È un tema che ribadisco spesso e che mi porta come testimonial “Anmil Lucca Dimensione Infortuni sul Lavoro” a parlarne nelle scuole o nelle aziende quando con l'associazione facciamo sensibilizzazione sul tema degli infortuni».

Il rischio è che la crisi economica che si aprirà col post Covid possa aggravare la situazione: con aziende già in difficoltà ancora meno disposte a investire in formazione e sicurezza. E aspiranti lavoratori pronti a tutto pur di trovare uno stipendio. «Mi sento di lanciare un monito – dice al riguardo Bonaventuri – la precarietà che probabilmente si formerà a causa del Covid, sarà una forte aggravante a questa situazione. La necessità di lavoro, di mantenere la famiglia rischiano di far accettare agli operai situazioni che non andrebbero mai accettate. Si rischia un’impennata della curva degli infortuni e delle morti sui luoghi di lavoro». A questo riguardo le organizzazioni sindacali hanno annunciato uno sciopero dei lavoratori forestali per la prossima settimana. —

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