La manifestazione
Un luogo prezioso aperto al dialogo e al confronto
Dalla sede originaria in San Frediano a quella attuale, designata dal 1877
l’esperta
Se, nel passato, con l’Umanesimo e il Rinascimento, il bisogno di riscoprire le orme dell’antichità aveva stimolato, soprattutto in Italia, una ricerca senza precedenti, nel XVIII secolo il bisogno di organizzare, in modo sistematico, il sapere accumulato perché non andasse disperso, divenne obiettivo fondamentale. Da qui l’origine della maggior parte delle biblioteche pubbliche legata anche a una forte crescita del materiale stampato in seguito all’abbattimento dei costi nella produzione materiale del libro.
Anche le origini della biblioteca dtatale di Lucca risalgono al Secolo dei Lumi. Precisamente al 19 luglio 1780 quando la Repubblica Aristocratica lucchese ottenne, con breve pontificio, la soppressione dei Canonici Regolari Lateranensi dell’antica basilica di San Frediano acquisendo il loro patrimonio assieme alla canonica dove fondarono un istituto pubblico per gli studi. In quell’occasione la Repubblica incamerò anche la libreria di quei religiosi (5.000 volumi circa) istituita, nel sec. XVII, da don Girolamo Minutoli, Abate Generale della stessa Congregazione e, poco dopo, decise di renderla pubblica. Nel 1790 la Deputazione lucchese che presiedeva al pubblico insegnamento e alla biblioteca, nominò il primo bibliotecario nella persona dell’abate Ambrogio Vecchi. Il 13 novembre 1794 la biblioteca fu inaugurata con grande solennità e aperta al pubblico. Caduta la Repubblica il 4 febbraio 1799, l’istituto sopravvisse con difficoltà sebbene, in quel periodo, il suo patrimonio fu arricchito con l’acquisizione della grande biblioteca della famiglia Fiorentini che includeva collezione e opere di Francesco Maria, illustre medico e letterato lucchese del secolo XVII.
Negli anni del ducato borbonico (1815-1847) la biblioteca iniziò a godere di una dotazione ordinaria soddisfacente e divenne, nel 1819, organismo autonomo dal punto di vista amministrativo. Contava circa 20.000 volumi disposti in due sale spaziose quando la notte del 30 gennaio 1822 fu devastata da un incendio che distrusse circa diecimila volumi. I Borboni fecero riparare i danni provocati dal fuoco e, nel 1832, procurarono l’acquisto di importanti collezioni librarie: nel 1833 quella di Cesare e Giacomo Lucchesini; nel 1837 la raccolta “legale” dell’avvocato Bernardo Berrettini e parte di quelle Tucci e Bernardi assieme a pregevoli manoscritti (Baroni) e alla corrispondenza epistolare di Teresa Bandettini. Il patrimonio dell’istituto si arricchì ulteriormente dopo la soppressione delle corporazioni religiose (articolo 24 del regio decreto del 7 luglio 1866, n. 3036), con l’incameramento delle biblioteche conventuali. Ormai gli spazi nel complesso di San Frediano non erano più sufficienti a contenere un capitale librario così rilevante e anche il progetto di costruire una nuova sala da aggiungere alle altre fu ritenuto insufficiente alle nuove necessità. Infine, grazie a una permuta fra il Demanio nazionale e il municipio di Lucca, la Biblioteca Pubblica fu trasferita, nel 1877, nei locali appartenuti al convento di Santa Maria Corteorlandini che comprendevano anche l’annessa, splendida, libreria barocca, gli stessi spazi che occupa anche oggi continuando a sostenere, nonostante le attuali difficoltà, un ruolo fondamentale nella conservazione della memoria storica anche cittadina e nella diffusione di una cultura letteraria e scientifica aperta a dialogo e confronto. —
Carla Sodini
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