Sicurezza
Villa Fanini è abbandonata ma gli affreschi interni non rischiano il degrado
Luca Tronchetti
GRAGNANO. Sono passati sette mesi dal nuovo esposto - presentato dagli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi che curano gli interessi degli ex proprietari Ivano e Cristian Fanini - legato alla manutenzione della Seicentesca Villa Fanini (già Villa Arnolfini) – una dimora storica affrescata, patrimonio di inestimabile valore artistico certificato dal Ministero dei Beni Ambientali – e la procura della Repubblica, che aveva aperto un fascicolo di atti relativi, ha effettuato un sopralluogo in compagnia della pg e di un incaricato della Soprintendenza all’imponente edificio che sorge a Gragnano elevato su 4 piani e con una superficie coperta di 510 metri quadrati e ampio parco e giardino.
INCURIA ESTERNA
Il motivo del sopralluogo era legato essenzialmente allo stato d’incuria in cui si trova un bene stando almeno alle foto del luogo allegate dai legali degli ex proprietari che testimoniavano, almeno esternamente, uno stato di incuria e di degrado di un bene la cui salvaguardia dovrebbe essere anche una priorità del Comune di Capannori, ricco di ville storiche di grande attrattiva turistica. Ciò che premeva maggiormente alla procura era la salvaguardia degli ambienti interni e soprattutto degli splendidi affreschi dei maestri Gioacchino Pizzoli e Angelo Michele Colonna che, senza una manutenzione adeguata, rischierebbero di andare perduti. Il sopralluogo avrebbe evidenziato un’incuria degli alberi ad alto fusto che da tempo non vengono potati e manutenuti a regola d’arte mentre hanno trovato il giardino prospicente la villa in buone condizioni con l’erba tagliata di fresco. Oltre al procuratore Lucia Rugani e alla Soprintendenza erano presenti due giovani cittadine russe incaricate dall’attuale proprietà di presenziare alle operazioni degli inquirenti.
Da visure catastali è emerso infatti che l’oligarca russo Artem Avetisyan, 43 anni – che a fine 2017 acquistò all’asta giudiziaria il bene nell’ambito di un’esecuzione immobiliare legata al crac di Banca Etruria (sulla vendita della villa, stimata 25 milioni e alla fine pagata 4,1 milioni, pendono procedimenti penali a Genova e Lucca) – attraverso una donazione ha ceduto la titolarità del bene stimandolo in 600mila euro a due russe (la madre e la sorella) che risiedono a Forte dei Marmi.
ARREDI OKAY
La procura si è voluta interfacciare con la proprietà per verificare se il bene, patrimonio artistico e storico dello Stato come formalmente attribuito dagli uffici di segretariato della Regione Toscana per disposto del Ministero, è salvaguardato com’era originariamente.
E dal sopralluogo interno è emerso che gli affreschi sono in buono stato di conservazione, che gli infissi sono sistemati in modo adeguato, che non ci sono infiltrazioni particolare che possano compromettere le opere d’arte. Vero è che non c’è più il custode, fondamentale per un controllo quotidiano e costante della splendida villa, perché non essendoci allacci e collegamenti con l’acquedotto ha deciso di andarsene. Ma la proprietà ha promesso che in tempi brevi metterà mano all’edificio con un’opera di ristrutturazione e di valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico.
Adesso la procura e, per proprio conto la Soprintenza, prenderanno le decisioni del caso. —
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