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Lucca

la cultura in ginocchio 

Oltre 100 firme per la petizione che vuole salvare la Biblioteca statale

L.C.
Oltre 100 firme per la petizione che vuole salvare la Biblioteca statale

Razzuoli: «Sensibilizzazione, un primo successo». Ad aprile dovrebbero rimanere soltanto tre addetti

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LUCCA. Va forte la petizione online per “salvare” la Biblioteca statale di via Santa Maria Corteorlandini dallo stop dei servizi per carenza di personale a partire dal prossimo 1° aprile. A ieri sera le firme arrivate erano già oltre il centinaio, e altre se ne stavano aggiungendo. Come dimostrato, peraltro, anche da quanto scritto sui social network da molti cittadini che “rivendicavano” la propria sottoscrizione.

«Sta andando benissimo» conferma il professor Paolo Razzuoli, che ha coordinato l’avvio della raccolta firma in qualità di presidente degli “Amici del Machiavelli”. «Già stamattina (ieri per chi legge, ndr) – prosegue Razzuoli – eravamo arrivati a 50 firme. Abbiamo ottenuto un primo risultato importante, quello della sensibilizzazione, anche nei confronti delle autorità, come ha dimostrato l’intervento del sindaco Tambellini. Proprio tutto questo interesse fa pensare che il problema non fosse così noto...».

In realtà gli allarmi sulla scarsità di personale della Biblioteca diretta da Monica Angeli non erano mancati, nel passato più o meno recente. Basta risalire, ad esempio, all’agosto del 2019, quando erano stati annunciati i tagli agli orari di apertura a partire dal successivo 1° settembre. Perché – spiegava al Tirreno la direttrice – a fronte di una pianta organica prevista di 22 persone, all’epoca ne rimanevano solamente 12, poi ridotte a dieci nel febbraio 2020 e a nove a marzo dello stesso anno.

Una carenza dovuta ai pensionamenti e al mancato ricambio. Che ora arriva al punto estremo di vedere, da aprile, in servizio soltanto tre persone, inclusa la direttrice. Una situazione che, ovviamente, non è sostenibile se si vuole mantenere un servizio all’utenza. Che poi non è soltanto la consultazione o il prestito. Perché, spiega il professor Razzuoli, «in questi anni c’è stata la possibilità per tutta una serie di realtà di lavorare insieme all’interno della Biblioteca: penso a noi degli Amici del Machiavelli, ma anche alla Società Dante Alighieri e al Centro di cultura dell’Università cattolica». Realtà che hanno condiviso gli spazi e hanno imparato, negli ultimi anni, a proporre un’offerta che non si sovrapponesse. E che potesse anche contare su un discreto successo: «Il 12 e il 19 ottobre – ricorda Razzuoli – organizzammo due letture di Petrarca con 30 posti in sala, distanziati e il collegamento in streaming. Poi, purtroppo, la seconda ondata ci ha costretto a sospendere tutte le attività».

Il caso di Lucca non è unico in Italia: tante sono le biblioteche (e gli archivi) che si trovano in situazioni drammatiche. Al punto che, al Ministero dei beni culturali, ci si sta interrogando su possibili soluzione, almeno per tamponare i casi più gravi. E quello della Biblioteca di Lucca, purtroppo, rientra a buon diritto in questa categoria.


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