Attenzione
Dubbi del sindacato sulla nuova Rsa
La Cgil teme contraccolpi per le strutture già presenti e per la sostenibilità del progetto”Alle Monache”
CASTELNUOVO. L’annuncio era arrivato alla fine dell’anno: con la rigenerazione dell’area in stato di degrado “Alle Monache” saranno realizzate due nuove Rsa. Un progetto che però non convince la Cgil.
«Abbiamo appreso che il Comune di Castelnuovo vuole realizzare, assieme al gruppo Carron Impresa di costruzioni Generali spa, una nuova struttura socio sanitaria privata destinata all’uso come Rsa da120 posti. Aldilà dell’importanza di qualsiasi tipo di investimento effettuato sul territorio, che solitamente rappresenta un fatto positivo, questo caso solleva diverse perplessità»: scrivono il segretario della Cgil di Lucca Rossano Rossi, il segretario dello Spi Cgil Roberto Cortopassi e Michele Massari di Fp Cgil.
E quali sno queste perplessità: «La prima riguarda il progetto stesso. Negli anni in Valle del Serchio sono state realizzate strutture congrue alle necessità della zona, con un numero di posti compreso tra i 25 e i 40, in modo da garantirne la funzionalità e il decentramento sul territorio, povero dal punto di vista dei collegamenti. La seconda riguarda l’ambito lavorativo del settore socio sanitario, in quanto le Rsa già presenti sul territorio garantiscono la risposta alle richieste dell’utenza, tanto che non ci risultano particolari problemi relativi alle liste d’attesa. Questo progetto da 80 posti Rsa, 20 di cure intermedie e 20 di assistenza alle carenze cognitive si porrebbe quindi come concorrenziale con queste piccole realtà già presenti. Peraltro l’attuale organizzazione di queste strutture, in cui sono coinvolte anche le misericordie locali, permette di finanziarne i servizi di soccorso. Molte perplessità si pongono anche dal punto di vista occupazionale, in quanto se gli ospiti previsti saranno effettivamente 120, il numero di 70 operatori è assolutamente inadeguato alla luce dei parametri regionali per il settore, che ne richiederebbe più di cento. Inoltre l’attuale carenza delle figure professionali richieste espone al rischio che si crei un mercato del lavoro concorrenziale di tipo predatorio nei confronti delle strutture più piccole».
«A creare ulteriori dubbi è l’economicità del progetto, in primis data l’apparente mancanza di un futuro gestore della struttura – continua la Cgil – dall’esperienza maturata sappiamo che il canone di affitto delle Rsa si aggira mediamente attorno al 6/7% dell’investimento. Se queste percentuali fossero valide anche in questo caso, per il nuovo gestore si prospetterebbero canoni d’affitto troppo elevati per la sostenibilità economica della struttura. Riteniamo poi che la pandemia abbia messo in evidenza la necessità di riportare quanto più possibile i servizi socio sanitari in ambito pubblico, e la necessità ripensare a un modello socio assistenziale non basandolo quasi esclusivamente sulle Rsa. Si ritiene quindi doveroso ripensare a un modello di assistenza basato sull’alternativa Rsa/“badanti”, progettando la costruzione di una rete di servizi di diverso livello di assistenza, integrati nel territorio e nella rete dei servizi e vicini ai cittadini. Il progetto in questione, per come ne siamo a conoscenza, non ci convince. È venuto a mancare il confronto con le parti sociali, che sul territorio rappresentano sia i lavoratori che i cittadini». —
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