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Gli ambientalisti scrivono al ministero: «Niente case nell’ex Manifattura»

Gli ambientalisti scrivono al ministero: «Niente case nell’ex Manifattura»

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lucca. Una memoria partecipativa al Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact) per opporsi alla realizzazione di insediamenti residenziali negli edifici dell’ex Manifattura. A inviarla sono stati Legambiente Lucca, Italia Nostra e Rete dei Comitati per la difesa del territorio. «Il Comune di Lucca - spiegano - dopo aver richiesto e ottenuto dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale del Segretariato regionale per la Toscana del ministero dei Beni culturali l’autorizzazione alla vendita di una porzione dell’ex Manifattura ma con l’espresso vincolo per il quale “non potranno essere modificate le caratteristiche architettoniche e volumetriche dell’immobile escludendo destinazioni d’uso residenziali e/o ricettive che comporterebbero la frantumazione e lo snaturamento degli spazi”, a giugno 2020, in relazione al discusso Project financing presentato da Coima-Fondazione Cassa di Risparmio Lucca, ha richiesto l’eliminazione di tale vincolo da parte della stessa commissione, la quale, ritenuta inammissibile la richiesta (perché estranea alla previsione normativa), ha investito della questione gli organi centrali del proprio Ministero. Le associazioni, a sostegno della propria opposizione, hanno evidenziato che mentre nella parte nord dell’ex Manifattura è in atto un intervento di rigenerazione urbana molto attento alle implicazioni storico-culturali degli edifici coinvolti e alla valorizzazione e pubblica fruizione del sito (che prevede l’insediamento di funzioni tutte pubbliche), la proposta Coima-Fondazione Crl che concerne la parte sud dell’ex Manifattura e che l’amministrazione comunale sembra guardare con favore presenta notevoli criticità». Secondo le associazioni infatti « riduce il monumento a un condominio residenziale di lusso, coi relativi parcheggi privati e d’uso pubblico (ma privatizzato nella gestione)». In più «i grandi spazi sarebbero destinati al frazionamento, in spregio alla connotazione storica degli edifici e manca una finalità pubblica nella realizzazione di case e cortili privati. Inoltre - continuano - non c’è valorizzazione del bene nel rinunciare a insediare funzioni pubbliche in edifici dai grandi spazi e manca una convenienza finanziaria dell’operazione». Le associazioni ritengono inoltre che «il recupero non debba avvenire rinunciando a metà della sua consistenza. Per quanto detto - concludono - abbiamo chiesto che venga respinta la richiesta avanzata dal Comune di poter realizzare insediamenti residenziali all’ex Manifattura». —

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