Attenzione
Caos al Caffé Monica, archiviata la richiesta di sospensione della licenza
Il proprietario del locale simbolo della movida cittadina soddisfatto per la decisione dei giudici dopo quello che è accaduto il 7 novembre scorso: "Non si trattava di una situazione pericolosa"
LUCCA. Completa estraneità ai fatti e comportamento ineccepibile del titolare del Caffé Monica per il grave episodio del 7 novembre scorso che ha portato la polizia municipale a denunciare in autotutela 4 avventori del noto bar di Corso Garibaldi tutti accusati di rifiuto di fornire le proprie generalità alle tre donne guardie municipale e uno di loro è indagato per oltraggio a pubblico ufficiale.
Giovanni Martini, da 21 anni proprietario del locale simbolo della movida cittadina, in veste di titolare dell’esercizio commerciale rischiava il procedimento amministrativo finalizzato all’adozione del provvedimento di sospensione della licenza disposto dal questore. In sostanza, in seguito alla denuncia per quanto avvenuto quel sabato pomeriggio 7 novembre, la questura aveva notificato al commerciante l’avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 100 Tulps (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) che può intervenire in caso di tumulti o gravi disordini, oppure se il locale sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o infine se il comportamento del titolare e dei clienti costituisca un pericolo per l'ordine pubblico. Dopo un’attenta e approfondita istruttoria da parte dell’ufficio amministrativo della questura la vicenda si è conclusa con l’archiviazione.
LA FELICITÁ DI MARTINI
Al di là del sentito ringraziamento a quelli che lui definisce «i miei angeli custodi» (vale dire gli avvocati penalisti e civilisti Marco Treggi e Federico Corti e l’amministrativista Giovanni Iacomini), Giovanni Martini, noto esponente di Confcommercio e anche presidente della commissione Città di Lucca, sottolinea alcuni concetti: «Il 2021 inizia con una buona notizia. Meno male che esistono gli organi giudicanti che valutano gli esiti investigativi. Dopo due mesi di accertamenti è emerso quanto sostengo da tempo: non si trattava di una situazione pericolosa come qualcuno ha tentato di voler far credere. Dal 1999 la mia famiglia ed io gestiamo questo locale che tutto è tranne un posto degradato. É un luogo tranquillo e pacifico, punto di ritrovo di intere generazioni e che niente a mai avuto a che fare con vicende legate alla criminalità e allo spaccio di droga».
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