Il Tirreno

Lucca

La giusta pena può aiutarli a capire e riflettere

; Antonio Vezzosi

La risposta di Antonio Vezzosi alla dottoressa Patrizia Fistesmaire 

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il dibattito

L’intervento della dottoressa Fistesmaire, su quanto accaduto l’altro giorno, non solo non mi trova d’accordo, ma rischia di aprire scenari ancor più pericolosi di quelli visti venerdì scorso.

Innanzitutto, la dottoressa classifica i partecipanti alla festa come giovani, quali non sono. Qui siamo davanti a donne ed uomini in età compresa tra i 25 ed i 40, salvo rare eccezioni. Ed è proprio la loro età che avrebbe dovuto renderli più forti di tutti, dei teenager e degli anziani: nel pieno della loro vita, con tutti gli stadi della crescita ultimati, con varie esperienze di ogni ordine e tipo svolte, con alcuni traguardi raggiunti e prime difficoltà superate.

Mi chiedo cosa dovrebbero fare allora i nati nel 2001 che hanno dovuto sostenere gli esami di Stato, l’anno scorso, nel pieno del lockdown in piena solitudine, od ancora peggio i nati nel 2002 come mio figlio, che stanno sostenendo con una fatica tremenda l’ultimo biennio delle superiori, con presenza ad intermittenza in classe, senza la possibilità di vivere le loro prime esperienze, senza gita scolastica da due anni, inchiodati dentro le mura di casa, davanti ad un pc.

Ed ancora, quale dovrebbe essere il sentimento degli ultrasessantenni, a cui questo maledetto Covid sta “rubando” gli ultimi anni di vita, portandoli alla morte o costringendoli ( loro sì..) all’esilio in casa. E per loro l’uso dei social con cui rimanere in contatto con il mondo, non è così scontato.

La dottoressa parla di libertà personale inviolabile. La libertà individuale è tale fino a quando non interferisce con quella degli altri, fin quando non compromette il diritto alla salute ed alla vita.

Sicuramente ognuna delle persone presenti aveva una sua motivazione per esserci, ma tutte erano assolutamente consapevoli di ciò che stavano facendo, così come erano consapevoli che tenere bassa la mascherina, in quella situazione, rappresentava trasgressione, adrenalina, successo, vittoria. Non vedo troppe differenze con la signora Angela Chianello autrice del video “Coviddi”.

Ecco perché non leggo come un buon segnale quello di offrire comunicazione e comprensione a chi calpesta le basilari regole di sopravvivenza (perché tali sono in questo momento).

La giusta pena, piuttosto che una pacca sulla spalla, può solo farli riflettere e forse aiutarli a capire la gravità del loro gesto.

Piuttosto concentriamo il nostro sguardo e le nostre speranze, verso la stragrande maggioranza dei giovani, quelli sani, che soffrono ma rispettano le regole con consapevolezza, che non hanno partecipato e che non condividono queste forme di protesta.

A loro devono essere rivolte le maggiori attenzioni e tutti gli investimenti possibili, perché loro sono oggi l’unico futuro possibile.

A tal proposito, il rientro degli studenti nelle aule scolastiche della Toscana dal giorno 11, è già un primo significativo segnale. —

Antonio Vezzosi

(ex consigliere comunale)

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