Il Tirreno

Lucca

Una frazione isolata Il racconto di chi vive o lavora in località Belvedere

Emanuela Ambrogi
Una frazione isolata Il racconto di chi vive o lavora in località Belvedere

Due famiglie, tre agriturismi e sei aziende agricole per colpa di una frana possono essere raggiunte solo a piedi 

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Emanuela Ambrogi

BAGNI DI LUCCA. Ancora isolati dalla frana e impossibilitate a usare l’auto le famiglie che vivono in località Belvedere. Per andare a scuola i ragazzi devono arrivare a piedi a Benabbio e prendere il pullman da lì, mentre chi ha aziende attività, a causa dello smottamento al di là del quale ci sono tre agriturismi, due famiglie e sei aziende agricole, alcune con bestiame. La strada interrotta è una deviazione di quella principale che porta a Benabbio, che invece è regolarmente aperta. Dopo il sopralluogo del Comune le persone chiedono ora un intervento immediato per ripristinare, almeno temporaneamente, il collegamento, magari anche solo con una strada provvisoria alternativa, sufficiente almeno a far passare un trattore piccolo, per chi in quell’area vive e lavora.

C’è chi come Antonio Viviani abita a Benabbio, ma a Belvedere ha tutto il materiale per lavorare. O chi come la famiglia Evans (il marito Huw, la moglie Sandra, entrambi biologi, e tre dei loro quattro figli) vive qui da quando, 17 anni fa, appena arrivati dall’Inghilterra in cerca del posto ideale per i loro studi sulle api, si sono innamorati della zona: «Siamo messi a dura prova – dice Sandra Evans – la nostra salvezza è essere in cinque, almeno possiamo suddividerci i pesi. Il problema più grande non è per la scuola, i ragazzi sono abituati a raggiungere Benabbio a piedi percorrendo una mulattiera fino alla fermata del bus. Il vero problema è la mancanza di accesso alla nostra abitazione. Non è per niente facile trasportare i mezzi di sopravvivenza per cinque persone, a piedi, in salita, e spesso col maltempo». Ci sono poi 40 casette delle api da gestire che si trovano sotto al Belvedere: «Dobbiamo fare diversi viaggi a piedi per salvaguardare le api e i nostri studi – aggiunge Sandra – e non indifferente è il problema della raccolta rifiuti. Base non può arrivare dove abitiamo e ci ha messo a disposizione una postazione nel bosco per l’immondizia, e c’è anche la paura per la presenza di animali selvatici».

E poi ci sono gli agriturismi già messi a dura prova dalla pandemia. Mauro Pieri abita a Fornoli, ma ogni giorno si reca a lavorare al suo agriturismo “Casavacanza Belvedere”. Raggiungerlo ora però è un’odissea: «Confidiamo nell’aiuto promesso dagli amministratori e nei lavori che devono essere fatti. Certo, la situazione è davvero preoccupante. Ai primi di marzo inizia la stagione e, Covid permettendo, ci sono già alcune prenotazioni. Ora è il momento di sistemare le cose, curare i prodotti della terra. Bisogna preparare, organizzare, non possiamo permetterci di perdere tempo». Enzo Cammarota, originario di Napoli, dopo aver vissuto in Inghilterra si è trasferito a Belvedere con la moglie Celia a Belvedere. Abita in una casa colonica che in estate diventa luogo di vacanza: «Sono preoccupato. Abbiamo già alcune prenotazioni per la primavera. Curiamo anche un piccolo oliveto per uso familiare. Avevamo fatto presente da molti anni il pericolo che incombeva su questo pezzo di strada, direi che si tratta di un disastro annunciato. Dobbiamo organizzarci come meglio possiamo, fare tratti completamente al buio, ora col ghiaccio, e in salita, percorrendo coi pacchi della spesa oltre 700 metri. Ed è un problema portare l’immondizia al cassonetto nel bosco, con il rischio di incontrare cinghiali».

Claudia Corsinovi, fiorentina, abita da 30 anni a Benabbio, dove erano nati i nonni. Gestisce un’azienda agricola accanto all’agriturismo Belvedere: «Come mi organizzo? Zaino in spalla e tanti viaggi a piedi, sotto l’acqua e anche con la neve. Abbiamo una vitella, i gatti, un maiale, le galline. Bisogna percorrere circa un chilometro per far mangiare gli animali, vanno accuditi, e il maiale va macellato. Il disagio per chi lavora qui è grande. Al di là della frana, oltre gli animali, abbiamo anche il metato. Chiediamo una viabilità alternativa per salvare chi abita e lavora in questa zona. Ho paura dei tempi che si prospettano, c’è bisogno di lavorare, siamo messi male. Anche tutta la legna è dall’altra parte della frana. Meno male che ho le case delle api da un’altra parte. Spero in un aiuto che ci salvi da questa situazione». —

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