Il Tirreno

Lucca

FURTO D’IDENTITÁ DIGITALE 

Rubato profilo Fb di Mazzeo Giovane lucchese alla sbarra

Rubato profilo Fb di Mazzeo Giovane lucchese alla sbarra

L’attuale presidente del consiglio regionale nel 2018 aveva denunciato gli hacker Ma il trentenne sotto accusa conosce poco il web e pare estraneo alla vicenda

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LUCCA. Se la sarebbe potuta cavare con una pena pecuniaria (alcune migliaia di euro) legata ad un decreto penale di condanna chiesto dalla procura per il reato di sostituzione di persona. Ma lui, un trentenne lucchese ex studente e attualmente senza un’occupazione fissa, essendo completamente estraneo alla vicenda ha deciso di affrontare il processo di fronte al giudice monocratico. Un processo particolare che vede come parte lesa l’attuale presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo, residente a Pisa che all’epoca dei fatti datati 3 febbraio 2018 ricopriva il ruolo di consigliere regionale del Pd e vice segretario toscano del partito. Denunciava alla polizia postale di aver subito un furto da parte degli hacker che avevano creato un falso profilo Facebook, rubando foto e altri dati anagrafici, per vendere in rete smartphone, cellulari e altra merce di dubbia provenienza. L’esponente politico, appena accortosi del furto di identità, aveva denunciato la truffa alla polizia sospettando, inizialmente, che dietro alla vicenda vi fosse una questione di natura politica.

L’INDAGINE

La denuncia finì sul tavolo del sostituto procuratore Giuseppe Amodeo che incaricò delle indagini la polizia postale. Nel mirino degli inquirenti finì il trentenne lucchese. Nei suoi confronti nessun accertamento sulla password, nessun sequestro del router o commutatore, il dispositivo di rete usato solitamente da più persone come interfacciamento tra sottoreti diverse. Non solo. Nessuna perquisizione domiciliare, nessuna perizia per capire se fosse davvero lui il pericoloso hacker. In sostanza una carente attività investigativa come emerso durante la prima udienza del processo di fronte al giudice Raffaella Poggi. Con una particolarità ulteriore: il presunto autore del furto d’identità è tutt’altro che tecnologico. Usa a mala pena la rete e il computer e, caso mai la vicenda fosse derivata da dissapori di carattere politico, non frequenta gruppi di destra o di sinistra, non fa parte di partiti o di associazioni e non conosce Antonio Mazzeo. Insomma, una persona comune che, suo malgrado, è finita nel tritacarne del web e della giustizia. Anche il suo legale, Eleonora Romani, è fiduciosa che il prossimo aprile quando, al termine dell’udienza, il giudice leggerà il dispositivo della sentenza, il suo assistito potrà festeggiare il non luogo a procedere per evidente errore di persona. Tra l’altro, sentito dal giudice durante l’udienza, ha dimostrato di avere un grado di conoscenza informatica appena sufficiente e non in grado di creare falsi profili Fb. —

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