Proteste
«Prima di condannare pensiamo a comunicare»
l’esperta
Condannare l’evento, in modo perentorio e senza possibilità di scusa, o immedesimarsi in uno di quei giovani, nel gruppo, e accennare un sorriso? Due toni agli antipodi. Semplice: sia condannare, sia giustificare. Quanto invece risulta difficile osservare: potrebbe essere l’atteggiamento più idoneo a mantenere saldo il valore della comunità.
Chi sono questi giovani? Perché lo hanno fatto? Se si osserva a fondo quanto accaduto, ci si rende conto che era prevedibile forse, e anche prevenibile, chissà?
I costi sociali della pandemia sono elevati, così come le ripercussioni psicologiche, in taluni casi, si sono già manifestate devastanti. Siamo imprigionati in un paradosso: se da un lato la mancanza di socialità ha contribuito allo sviluppo del disagio individuale, è questa un rischio anziché la cura.
Il distanziamento fisico è stato anche distanziamento relazionale e la complessità dei rapporti è aumentata a scapito delle fragilità. Così come le aggregazioni tra giovani, si sono congelate in meeting virtuali o tentativi carbonari di incontri.
È evidente che ci saranno state violazioni. Qualcosa è trapelato. Il negazionismo ha avuto la parola anche dove sarebbe bastato comprendere. Quando la realtà diventa difficile, è naturale trasgredire per cercare un esercizio di libertà. Dove vi è un restringimento, è fisiologica una fuoriuscita. Ma perché dopo le restrizioni della libertà individuale sono i giovani a dare un segnale così forte o siamo tutti? O questo evento ha messo in luce quanto già è chiaro nel comportamento collettivo? Cos’è la libertà se non la possibilità di scelta e rischio, interconnesse e talvolta conseguenti? La libertà include anche la volontà di non adottare certi comportamenti e ognuno può valutare di compiere o no un’azione.
La libertà personale è inviolabile. Ma è con la tolleranza, cioè comprendere che siamo tutti fallibili e inclini all’errore che si può garantire una tenuta del vivere insieme. Dove l’indulgenza non significa approssimazione, ma comprensione della debolezza e delle specificità di ognuno. È possibile che tutti i giovani siano sprovveduti? O è l’essere giovane che pone compiti evolutivi diversi dall’adultità.
È fondamentale una comunicazione efficace per tutte le fasce dei destinatari. Forse è questa l’unica critica che potremmo rivolgerci.
Siamo stati efficaci nel trasmettere i contenuti sul Covid 19? Se questi giovani avessero capito perchè è importante usare la mascherina forse l’avrebbero indossata. La comunicazione è fondamentale. Educazione non è imposizione nè obbligo, ma sviluppo dei dispositivi di consapevolezza e di esercizio della libertà intesa come responsabilità.
Il virus si trasmette per contatto tra persone o tramite goccioline che emettiamo quando si parla, si tossisce, si starnutisce. Il servizio sanitario nazionale sta cercando di sensibilizzare la popolazione all’uso di comportamenti corretti che producano salute. A Lucca vi sono programmi svolti dall’unità di Educazione e Promozione della salute che stimolano da anni le competenze del vivere in comune in tutte le scuole, formando e generazioni di ragazzi che tra pari veicolano concetti di benessere e di salute. Anche quest’anno al consultorio giovani le attività sono proseguite e moltissimi studenti medi si impegnano a sostenere i propri coetanei o i nuovi alunni delle superiori. Sono questi i giovani, con i loro bisogni, ma soprattutto con le loro risorse. Sono il futuro delle nostre comunità. —
Patrizia Fistesmaire
Psicologa psicoterapeuta
Responsabile consultorio
familiare e giovani
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