Lutto
Il commerciante Piero Pacini sprona i colleghi: «Dalla crisi si esce solo uniti»
Lucca, secondo il titolare della gelateria "I gelati di Piero" bisogna ripensare le basi della ripartenza: "Una volta usciti dalla pandemia non troveremo il mondo di prima"
LUCCA. «Basta piangersi addosso e litigare: per rialzarsi e ripartire bisogna essere uniti». È questa l’esortazione di un commerciante, Piero Pacini titolare della gelateria I gelati di Piero in via Roma, ai propri colleghi ma anche a chi a vario titolo lavora per la comunità, a partire dall’amministrazione comunale fino alle categorie economiche.
«Ad esempio i vaccini – incalza Pacini, la cui attività, chiusa per la pausa invernale, riaprirà a metà di febbraio -. L’Italia non sarà messa benissimo, comunque è in linea con gli altri stati europei. Per la sanità e l’istruzione, scontiamo tagli inflitti per un lungo periodo. In questo scenario, solo cercando di remare uniti e compatti nella stessa direzione si può pensare di uscire senza le ossa rotte. Dire oggi che il governo deve andare a casa, è follia pura. Torneremo alle urne alla scadenza naturale dei cinque anni, quando ci auguriamo che la pandemia sarà archiviata. Il fatto è che stiamo sempre più diventando una nazione di analfabeti: dovremmo riflettere su questo dato».
Sono le sue idee su un piano generale. Trasferiamo la riflessione sul piano locale: la crisi a Lucca causa covid.
«Le mie considerazioni valgono anche per il piano locale. A Lucca vedo molte ombre. Stiamo dibattendo su problemi superati, come i parcheggi. Dieci o venti o trenta posti auto in più in centro storico non servono e non serviranno a niente».
La pensano diversamente molti suoi colleghi commercianti.
«Forse non hanno ancora capito che il mondo che troveremo una volta usciti dal Covid non sarà più quello di prima. Un’infinità di tour operator europei con l’emergenza sanitaria è finita a gambe all’aria. Di sicuro non rivedremo più le fiumane di turisti a cui eravamo abituati. Sono sicuro che a partire da aprile andremo invece incontro a un periodo di sacrifici, come accadde a chi visse dal ’39 al ’45 a cavallo della seconda guerra mondiale. L’uomo deve essere l’attore principale della ripartenza».
Se lei fosse un pubblico amministratore, oggi, cosa farebbe?
«In questo momento storico particolarmente drammatico cercherei di radunare le nostre eccellenze e una volta arrivati i fondi per la ricostruzione da Bruxelles, ingaggerei i migliori esperti per decidere come e dove investire le nostre risorse pensando al domani, non a oggi pomeriggio. Il fatto è che noi non facciamo programmazione: non lo fa l’italia e non lo fa nemmeno Lucca».
Su cosa Lucca non programma: un esempio.
«Sulla Manifattura: è un caso eclatante. Non doveva finire così. Sul commercio: il nostro commercio è terribilmente in affanno, sembra che sia abbandonato a sé stesso. E sul turismo, dal quale dipende molto l’economia di tutte le città storiche, anche Lucca. Ci saranno ancora lunghi mesi e anni di sacrifici: dobbiamo affrontare questo tempo uniti. Non dimentichiamo poi che il 31 marzo prossimo verrà meno il blocco dei licenziamenti: significa che saremo tutti molto più poveri».
Che ripartenza sarà, con questi presupposti?
«Sarà assai complicata: se si continua a litigare non andremo avanti in niente. Invece l’obiettivo deve essere, seppure nelle difficoltà, di stare uniti per ripartire tutti, senza lasciare indietro nessuno». —
Barbara Antoni
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