Gioco
Con dj Cioni dal Green Ship al Guercio: «La sua musica ha fatto ballare la città»
Per tanti anni ha fatto divertire generazioni di ragazzi nei locali che hanno fatto la storia dell’intrattenimento lucchese. Da Marco Lazzaroni della Casina Rossa ad Antonio Corradi ecco i ricordi di chi l’ha conosciuto e ci ha lavorato insieme
LUCCA. II mito che oggi la Toscana piange ballando la sua musica, è “nato” a Lucca. In un locale che non c’è più. Si chiamava “Green Ship”, forse perché si trovava a Nave, sulla via Sarzanese. Primi anni Settanta: capelli lunghi, pantaloni a zampa di elefante, magliette psichedeliche, il mito della dance. E per ascoltare il dj Riccardo Cioni ogni settimana venivano da tutta la Toscana. In macchina o in motorino: poco importava se c’era il sole o faceva freddo.
Allora Federico De Robertis, oggi musicista e compositore che fra gli altri lavora col regista Gabriele Salvatores, aveva 13 anni. Era il 1975 e il Green Ship viveva un momento magico trascinato da quel dj livornese che con uno sguardo riusciva a capire come far scatenare il pubblico in pista. «Ricordo che con un mio amico giocavamo a poker per decidere chi avrebbe dovuto mettere le 3.000 lire per entrare al Green Ship – dice De Robertis – ero poco più che un bambino quando sono “piombato” in questo regno della perdizione. In quel momento dj Riccardo Cioni, per la musica dance, era la principale fonte di conoscenza. Per me, che arrivavo dal rock, da un certo punto di vista è stata una scuola. È stato un anticipatore, un prodromo della dance: di fatto l’ho conosciuto due anni prima che uscisse la “Febbre del sabato sera”. Abbiamo anche lavorato insieme per un breve periodo nel 2000: quattro serate d’inverno alla Bussola...». Poi, nel 1985, la chiusura del Green Ship.
E quattro anni dopo, il “passaggio” di dj Cioni alla Casina Rossa di Ponte San Pietro, altra discoteca rimasta nel cuore dei lucchesi. «Prima del 1989 eravamo antagonisti – ricorda il dj della Casina Rossa, Marco Lazzaroni che ancora prima del Covid si dilettava in qualche serata – ma alla fine la musica lega tutti. Abbiamo lavorato insieme per un anno e mezzo. Il suo appuntamento era la domenica sera, dalle ore 22. Erano tempi splendidi e lui è stato molto perspicace: il numero uno. Era bravissimo con la voce e un ottimo mixatore, fantasioso, anche se la sua caratteristica principale era quella di saper coinvolgere il pubblico. Questo suo modo di fare il dj poi l’ha anche esportato fuori dalla Toscana e di fatto ha avuto una carriera che è durata 45 anni. Abbiamo vissuto davvero i momenti d’oro della disco-music».
E a quella passione che Riccardo Cioni aveva saputo trasformare nel suo lavoro, quella di far ballare generazioni di giovani prima con i vinili e poi con la consolle, Riccardo Cioni, nonostante i suoi 66 anni, non aveva rinunciato. E anzi, fino allo scoppio della pandemia da coronavirus, tutte le domeniche, da dieci anni a questa parte, aveva portato la “sua” musica al Guercio, locale sulla via per Camaiore. Un appuntamento fisso insieme a quella che per lui era diventata ormai una sorta di “famiglia”. «L’avevo sentito anche ieri (ndr, mercoledì) – racconta il titolare de Guercio, Antonio Corradi – aveva avuto il Covid ma era guarito già qualche tempo fa e stava meglio. Si è sentito male all’improvviso mentre era a casa. Sono davvero sconvolto. Tra noi si era creato un rapporto stretto: da dieci anni tutte le domeniche d’estate Riccardo Cioni ha suonato al Guercio. L’ultima volta è stato da noi a luglio dell’anno scorso».
Nel 2009 il suo “primo” ingresso al Guercio e da quel momento Cioni è diventato una presenza fissa. Con la sua musica intramontabile, capace di far scatenare giovani e “vecchi”. La notte di San Silvestro del 2016 poi, è l’anima della notte più lunga dell’anno in piazza San Martino dove suona per migliaia di lucchesi. «Sapeva decidere in base ai clienti che musica mettere – aggiunge poi Corradi – ha sempre fatto il dj e continuava a essere il suo lavoro. Era molto socievole, allegro, sempre disponibile: sembrano frasi fatte ma è la realtà. Lui è stato sempre il simbolo del Guercio ed era l’unico dj che suonava nel mio locale. È capitato che venissero altri disc jockey ma solo se lui non c’era. Sicuramente faremo qualcosa in sua memoria. Proprio mercoledì con Riccardo avevamo parlato di cosa avremmo fatto quest’estate, sperando in una riapertura del locale. Ci siamo anche detti che ci saremmo visti per un pranzo insieme non appena sarebbe stato di nuovo possibile spostarsi fra comuni. E invece non potremmo farlo. La consolle del Guercio comunque rimarrà sempre sua...». Anche se non c’è più. Resterà nei ricordi di tutti quei ragazzi che davanti a quella consolle hanno accarezzato la felicità. E che oggi hanno riascoltato quella musica per sentirsi meno soli. —
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