Gioco
A dicembre quasi 4mila casi in meno Ma i morti restano tanti: tre al giorno
Nell’ultimo mese dell’anno i contagiati in provincia sono stati 2.066 mentre a novembre erano stati seimila
Gianni Parrini
LUCCA. I numeri non dicono tutto, ma a saperli leggere qualcosa raccontano. Quelli dell’ultimo mese del 2020, ad esempio, rivelano che la circolazione del virus in provincia di Lucca ha rallentato la sua corsa. I contagi registrati a dicembre sono stati 2.066, circa un terzo di quelli contati a novembre (5.934) e meno di quelli avuti a ottobre, i due mesi in cui la pandemia ha ripreso vigore fino a esplodere.
Sono di nuovo i numeri a mostrare meglio di qualsiasi ragionamento cosa è successo in questo disgraziato 2020. Il calendario epidemiologico in provincia si lega a doppio filo con i fatti della cronaca nazionale: il 21 febbraio, giorno in cui viene diagnosticato in Lombardia il primo caso di Coronavirus italiano (quello di Mattia Maestri, il supposto “paziente 1”) a Segromgino si tiene la cosiddetta “cena del contagio”: in un locale della frazione capannorese si ritrovano a tavola 49 persone, alcune delle quali reduci da una trasferta alle fiere del calzaturiero che si sono svolte pochi giorni prima a Milano. Il virus è servito: ben 26 commensali sviluppano sintomi e risultano positivi al virus. Uno di loro (Giovanni Petroni) figura tra i deceduti. Il virus è già sul territorio ma il primo caso diagnosticato a Lucca arriva pochi giorni dopo, precisamente il 1° marzo: è quello di Marco Bonini, 61enne, dipendente del gruppo Volkswagen reduce da alcune trasferte di lavoro nel Nord Italia. Anche lui purtroppo è deceduto a settembre. In un batter di ciglia Lucca viene travolta dallo tsunami coronavirus: in pochi giorni il San Luca si riempie di pazienti Covid e a fine mese già se ne contano 109. I numeri in questo caso confondono: i casi scoperti nella prima andata sono pochi: a marzo “appena” 729, ad aprile 547, a maggio 115. Niente in confronto a quelli rilevati nei mesi successivi. Motivo? Il numero dei tamponi, allora pari a circa un decimo di quelli fatti a novembre. Per intenderci, i casi scoperti in quel frangente sono per lo più quelli di chi si presenta in ospedale con difficoltà respiratorie. Degli asintomatici all’epoca nessuno si occupa. Quei numeri bassi, sono la punta di un iceberg che per lo più è rimasto sommerso. In ogni caso il lockdown rimette le cose a posto, tant’è che nei mesi estivi il virus sembra sparito. Non è così e lo scopriamo a settembre, con la riaperture delle scuole, le elezioni regionali e il rientro al lavoro dopo vacanze trascorse all’estero o in giro per l’Italia. La curva riprende forza con 285 nuovi contagi in un mese, che a ottobre diventano 2.641, quasi dieci volte tanto. Il numero delle persone entrate in contatto col virus arriva a 4.473 ovvero il 144 per cento in più. La situazione è fuori controllo ma il peggio deve ancora arrivare. La giornata peggiore è il 18 novembre: picco di casi giornalieri (429) e picco di ricoverati per Covid al San Luca (112). Novembre si chiude con quasi 6mila contagi e 99 morti. Si arriva a dicembre: il grafico in alto mostra come l’andamento della pandemia sul territorio provinciale sia in fase di calo sebbene gli ultimi giorni del mese abbiano fatto registrare una ripresina. Siamo comunque lontani dai numeri di novembre, quando per diversi giorni si sono superati i 200 casi. Più marcato il calo dei pazienti ricoverati per Covid all’ospedale San Luca: siamo passati dai 92 del 1° dicembre ai 48 del 31. Ma anche questa voce nei primi giorni di gennaio sembra in risalita (ieri 53). A dicembre resta elevato il numero dei morti: 83 quelli dati da Asl e Regione, quasi tre al giorno. —
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