Toscana
L’anno che verrà nella lettera dei parroci «I medici come il “giudice ragazzino”»
Il messaggio ripercorre il 2020, caratterizzato dalla pandemia ma sottolinea anche ciò che c’è stato di buono
l’intervento
“L’anno che verrà”. È il titolo della sesta lettera che i parroci e i diaconi delle chiese della città hanno scritto questa settimana. Un’iniziativa che portano avanti da quando è cominciato il periodo dell’Avvento.
Una lettera che ripercorre l’anno passato con uno sguardo rivolto ai medici, agli infermieri e a tutto il personale ospedaliero - in prima linea in questo periodo di pandemia da coronavirus - e più in generale alla speranza che aiuta ad avere fiducia.
«Il calendario porta inevitabilmente a confrontarsi con l’anno uscente - si legge nella lettera - contro il quale tanti si scagliano sui social quasi a trovare un simbolico capro espiatorio per tutto quello che è successo, e quello entrante con i suoi “segni di speranza”, virtù alla quale il nostro Arcivescovo Paolo, nella sua lettera d’Avvento, ci chiede di esercitarsi, ma anche di dubbio ed incertezza, aspetti che rendono più difficile slanciarsi nel festoso clima dei brindisi e degli auguri. Crediamo che ciascuno di noi, col consueto bilancio annuale, potrà cogliere, oltre agli aspetti negativi che spesso balzano agli occhi con più forza, anche cose buone e, nell’insieme, esperienze, pur difficili, che ci hanno segnato profondamente e anche costretto, a volte, ad uscire da una certa frenesia e superficialità nel gestire il nostro tempo e il rapporto con gli altri, mettendoci in seria discussione: sono questi i “segni di speranza” che, paradossalmente l’anno scorso ci lascia, speranza di cambiare stile di vita nella prospettiva di una maggiore umanità». «Nel Tempo di Natale la Chiesa - prosegue poi la lettera - subito dopo il 25 dicembre, ricorda alcuni testimoni, “martiri” dal greco, Santo Stefano, i Santi Innocenti e San Tommaso Becket. Alla loro testimonianza si aggiunge, è di questi giorni la notizia della prossima beatificazione, quella del “giudice ragazzino” Rosario Livatino “martire della giustizia”, evento molto significativo non solo per la sua città, ma per tutta la Chiesa e la comunità civile. A questa testimonianza ecclesiale e civile vissuta in modo eroico viene spontaneo accostare quella resa da tante donne e uomini, soprattutto medici, infermieri, personale ospedaliero e volontari, che, particolarmente in questa pandemia, si sono fatti prossimo nel 2020 e tuttora alla precarietà fisica e spirituale di tante persone anche rischiando o perdendo la vita. Sono tutte persone che potremmo definire “segnate dalla speranza” e guardando al loro esempio possiamo trovare il giusto spirito per iniziare con slancio il dono del nuovo anno senza cedere alla tentazione di ripiegarci ancora di più su noi stessi. Ciascuno di noi, infatti, può essere portatore di un originale e creativo apporto di speranza da offrire alla città e alla famiglia umana, anche in questo tempo così particolare, così come ci ricorda il Vescovo Paolo: “Un pezzettino di Regno è affidato anche a te; se lo desideri e ci speri, comincia a realizzarlo! Forse le tue azioni non producono grandi cambiamenti, ma la speranza aiuta ad aver fiducia che nulla di buono va perduto”(Lettera d’Avvento : “Andrà tutto bene?”) perché inizi,come tutti auspichiamo, veramente un “buon anno”». —
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