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Un “taxi” per i bimbi e la casa di accoglienza: così la Alice Benvenuti onlus apre il 2021
L’associazione non si è mai fermata, nemmeno con la pandemia: ecco i vari progetti che sta portando avanti
LUCCA. Nasce dall’amore e produce amore, tanto, intorno a sé, senza vincoli né condizioni. È difficile trovare parole adatte per descrivere la Alice Benvenuti onlus, associazione che in nemmeno tre anni di attività ha avviato e messo in cantiere una quantità di attività benefiche impensabili. Il segreto sta nelle parole della sua presidentessa Lucia Betti, mamma di Alice, studentessa del liceo Vallisneri scomparsa il 6 marzo 2018, a diciotto anni, per una forma aggressiva di leucemia. «È grazie a persone fantastiche che ricordano Alice con amore che possiamo dire che la sola cosa che ci ha insegnato la morte è che niente può annullare il dolore, ma un cuore pieno sa come renderlo utile», scrive Lucia augurando buon anno nuovo a tutti i benefattori dell’associazione (per contatti: 392 5192474 o il profilo Facebook), fondata un mese dopo che Alice era volata via.
L’associazione non si è mai fermata, nemmeno con la pandemia: ha continuato con le sue molteplici iniziative a favore delle famiglie dei bambini del reparto di oncoematologia del Meyer. Contestualmente, nel ricordo di Alice, sono stati donati macchinari all’ospedale San Luca e consegnate borse di studio.
«Questo ultimo anno di lavoro - spiega Lucia, che si occupa a tempo pieno dell’associazione con il marito Mario Benvenuti - è stato faticoso, ma non ci siamo mai dati per vinti. Nei margini consentiti, abbiamo cercato di fare il più possibile. Dopo il lockdown, abbiamo ripreso con il progetto realizzato con l’atelier di Patrizia Ricci dal titolo “L’atelier apre le porte al colore” finalizzato alla raccolta fondi per l’associazione».
Sempre negli ultimi mesi, aggiunge la mamma di Alice, «abbiamo donato al San Luca un macchinario speciale per i bambini, un monitor che controlla i parametri vitali: mancava all’ospedale di Lucca. Di recente inoltre abbiamo acquistato, con una donazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte, la macchina della Alice Benvenuti onlus: è a servizio del nostro territorio. Potranno rivolgersi a noi per spostamenti legati a visite e terapie le famiglie dei piccoli malati. Ma servirà anche, per chi ne avesse necessità, per portare bambini all’allenamento: un servizio ovviamente gratuito».
Tante le borse di studio conferite nel 2020. «A studenti del Vallisneri, del conservatorio lucchese, il Boccherini, e di quello di Firenze, il Cherubini. Con Confartigianato, abbiamo consegnato premi ad alunni dell’indirizzo musicale dell’istituto Passaglia. E poi il premio per i cosplay di Lucca Crea: siamo come il prezzemolo», aggiunge Lucia.
Presto -probabilmente a fine gennaio - vedrà la realizzazione un progetto a cui la Alice Benvenuti onlus tiene molto: un appartamento a Firenze, messo a disposizione da una famiglia che ha avuto un figlio in cura al Meyer durante la malattia di Alice. Sarà una vera casa di accoglienza per familiari di bambini e ragazzi ricoverati al Meyer e sarà intitolata ad Alice Benvenuti.
«Da quando la nostra associazione è nata -spiega ancora Lucia - ha dato il suo contributo alle case accoglienza esistenti per le famiglie del Meyer, come Casa Matilde e Casa Ronald. Abbiamo dato il nostro aiuto fornendo mascherine e gel alle persone utenti, abbiamo provveduto ai loro viaggi. Abbiamo stipulato una speciale convenzione con le Ferrovie per comprare i biglietti. Ma nel corso del 2020 il progetto di cui siamo più felici e fieri è quello che riguarda le speciali terapie che si sono rese necessarie per una bambina di nove anni con un serio problema di salute: per questo progetto abbiamo avuto il prezioso supporto della dottoressa Alessia Bertocchini».
Tanti aiuti, a volte poco visibili, ma sempre concreti, come i biglietti del treno (e dell’aereo, quando è stato richiesto) o l’acquisto di giochi. «Possiamo proseguire in questa attività perché chi ci vuole bene - conclude Lucia - ci fa arrivare donazioni. È difficile ringraziarle tutte, anche perché tutte non le conosciamo. Se chi fa una donazione mettesse il proprio numero di telefono, per me e Mario sarebbe importante: li richiameremo per dire “grazie” e sentire la loro voce». —
Barbara Antoni
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