Il Tirreno

Lucca

ristori troppo esigui 

L’allarme degli operatori: «Rischio tangibile di chiusure»

B.A.

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lucca. Perdite di oltre il 50 per cento nel 2020 per la stragrande maggioranza dei negozi. Addirittura, per un report di Confesercenti sfiora il 60 per cento la perdita per quasi un’attività su due nei settori di ristorazione e attività ricettive. Risultato: un disastro, e lo spettro della cessazione delle attività che si materializza ogni giorno di più.

Anche a Lucca, nel 2021, il commercio riparte purtroppo con queste prerogative.

«Se ci saranno ancora altre chiusure per la zona rossa -dichiara il presidente di Federmoda Federico Lanza - la possibilità di chiudere l’attività per molti commercianti si farà sempre piùconcreta. Ancora non ci rendiamo conto degli impegni che stanno su ogni commerciante: molti devono ancora pagare ordini fatti prima della pandemia. I danni causati dalle chiusure prolungate nel corso del 2020 a breve si vedranno e in modo devastante. I ristori che sono stati previsti e in alcuni casi elargiti sono minimi, nettamente insufficienti. Credo che nell’immediato le scelte che dovranno fare a livello politico dovranno essere accostate a un piano di sostegno economico: ma per questo occorre un quadro più chiaro. Con le dovute cautele, dobbiamo stare più aperti tutti.Il problema sanitario c’è, ma si può fare di più e meglio per affrontarlo».

Federmoda, anche a livello lucchese, si è impegnata a fondo per rimediare a un errore: i negozi contrassegnati dal codice Ateco 477130 (quelli che vendono camiceria, biancheria, maglieria) non sono stati inseriti nell’elenco di quelli che possono beneficiare dei “ristori”. Sono circa un migliaio in Toscana, un centinaio (dato approssimativo) in provincia di Lucca. Negozi obbligati a chiudere in zona rossa, ma non “passibili” di risarcimento con fondi governativi. «Anche noi come Ccn Città di Lucca - spiega il presidente Matteo Pomini - ci siamo impegnati a fianco di Federmoda per questa battaglia. Tre mesi fa è stata inviata un’istanza al presidente del consiglio dei ministri Conte. Finora però ci sono state solo promesse. Andando di questo passo, per molte categorie, in particolare abbigliamento, alberghi e ristorazione, accanto al disagio economico, per gli imprenditori si farà strada quello psicologico: quando torneranno al lavoro, dovranno pagare tanti debiti, rischiando di vedere azzerarsi i sacrifici di una vita. Confido nel vaccino: è l’unica possibilità per riprendere tutti una vita più normale».

«In particolare nei settori della moda e della ristorazione la situazione è drammatica»: la pensa così anche il responsabile di Confesercenti Toscana Nord Daniele Benvenuti. Purtroppo, mette in evidenza, «i ristori finora sono stati fatti così: dati per accontentare tutti, ma sono cifre molto basse. Secondo uno studio di Confesercenti, i ristori hanno coperto fino a oggi in media solo il 15 per cento delle reali perdite di fatturato. A nostro avviso, dovrebbero essere legati alle percentuali di perdita di fatturato della singola attività». —

B.A.

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