La protesta
“Il Ponte” festeggia 35 anni e cerca una casa-museo
Serve uno spazio per oggetti, documenti e testimonianze della cultura contadina Il più grande Comune rurale d’Italia rischia di perdere una parte della sua storia
Nicola Nucci
CAPANNORI. Un museo per raccogliere oggetti, documenti e testimonianze della cultura contadina recuperati con impegno e passione in 35 anni di attività. Un traguardo storico, celebrato ieri, dall’associazione culturale “Il Ponte” di Capannori che rinnova l'appello alle istituzioni per salvaguardare migliaia di oggetti e cimeli che altrimenti rischiano di andare distrutti. E sarebbe un colpo al cuore, oltre che una perdita storica ed economica, per il capoluogo della Piana che è stato il più grande Comune rurale d’Italia.
Un appello finora caduto nel vuoto nonostante venga ripetuto da trent’anni. «L’obiettivo è dare una casa a oggetti, mezzi di trasporto e di lavoro del mondo contadino e dell’artigianato locale, conservarne la tradizione e la memoria anche per le generazioni future - dice Sebastiano Micheli, presidente dell’associazione “ Il Ponte” – sono almeno duemila esemplari che meritebbero una collocazione adeguata e potrebbero rappresentare anche un luogo di attrazione oltre che una testimonianza e un racconto del territorio».
L’associazione “Il Ponte” è nata nel 1985. Il 30 dicembre è la data di registrazione dello statuto e dell’atto costitutivo. Parti tutto da un’iniziativa di 44 persone dopo una riunione in una corte. L’obiettivo? Dar vita a una realtà che mantenesse viva la tradizione della cultura contadina e del mondo rurale capannorese. Questi volontari organizzarono esposizioni locali, ma non c’era spazio per oggetti ingombranti e così, visto i problemi logistici, l’associazione si è poi specializzata nella ricerca storica e nello studio delle tradizioni locali con una settantina di pubblicazioni e alcune mostre come quelle nei locali dell’attuale museo Athena. «Da allora il problema di fondo non è mai cambiato, ovvero la carenza di locali dove organizzare un vero museo o una mostra permanente - dice Luciano Fanucchi, membro del direttivo – uno spazio dove riparare e valorizzare le testimonianze di cultura materiale recuperate con abnegazione e impegno dai volontari in tutto questi anni. Abbiamo avuto molte amministrazioni e molti sindaci, alcuni per due mandati, ma nessuno ha trovato una soluzione. Soltanto Giorgio Del Ghingaro nel 2014 ci aveva assegnato una stanza nell’attuale Athena dove abbiamo organizzato alcune mostre sulla cultura contadina locale e le coltivazioni che erano tipiche della Piana di Lucca come granturco e fagioli. Uno spazio, però, insufficiente. Purtroppo non abbiamo la forza economica per farcela da soli. Il problema ultimamente è ancor più pressante: c’è il rischio che una parte degli oggetti raccolti deperisca miseramente e debba esser buttata. L’appello che facciamo alle istituzioni è di salvare questo patrimonio della tradizione capannorese».
Intanto l’associazione festeggia il trentacinquesimo compleanno nel segno della memoria attraverso immagini, narrazioni e testimonianze che hanno raccontato l’evoluzione di Capannori, un “ponte” tra passato e futuro. Ecco rispuntare anche alcune pagine della Mandolata, il notiziario stampato nei primi mesi di vita e nei prossimi giorni attraverso la pagina ufficiale si racconterà la storia delle tante famiglie del territorio e di un'associazione che è un pezzo della storia del luogo. —
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