Il Tirreno

Lucca

i protagonisti/1 

«Giorno e notte al lavoro per riparare i danni di vandali e ladri»

L.C.

Parlano i direttori del cantiere che hanno coordinato 26 ditte e 160 operai, riuscendo a rispettare la tabella di marcia

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lucca. La loro è stata una corsa contro il tempo. Un’impresa “matta e disperatissima”, avrebbe forse detto il poeta. Daniele Pardini e Valerio Marchini sono gli ingegneri dello Studio Intre che hanno curato la direzione dei lavori, insieme al proprio team. E che per primi hanno preso concretamente in mano il progetto di riconvertire il Campo di Marte, a sei anni dalla chiusura, nel nuovo reparto Covid. «È stata sì una corsa contro il tempo - precisano - ma anche corsa fatta di competenza. Nostra, ma anche delle 26 ditte e dei 160 operai che hanno lavorato su questo cantiere».

Una volta incaricati per le operazioni Pardini, Marchini e gli altri membri dello studio hanno passato i primi giorni a fare una ricognizione dei luoghi di intervento: «La domenica - ricordano - abbiamo fatto in 13 un sopralluogo durante il quale abbiamo battuto palmo a palmo tutto il padiglione, facendo fotografie, video e rilievi in tre dimensioni. Abbiamo censito anche il primo e il quarto piano, per capire se c’era del materiale che avremmo potuto riutilizzare».

Avere una “conoscenza dell’esistente” adeguata è stata infatti la prima sfida, da terminare nel tempo più breve possibile.

La situazione che si sono trovati davanti una volta entrati nel vecchio padiglione dismesso non è stata delle migliori: «Ci siamo resi conto - spiegano - che c’erano stati numerosi atti vandalici: avevano portato via i rubinetti ai lavandini e tranciato i fili degli impianti. E abbiamo trovato anche feci». Durante gli ultimi anni il Campo di Marte è stato preso più volte di mira da persone che sono riuscite a intrufolarsi all’interno da uno degli innumerevoli ingressi, rubando, compiendo atti vandalici o più semplicemente cercando un riparo per la notte.

La gestione degli impianti è stata la seconda grande sfida: «Abbiamo dovuto lavorarci molto, anche per i danneggiamenti che avevano subito». Un lavoro duro, che ha raggiunto in trenta giorni lo scopo prefissato. E anche qualcosina in più: «Abbiamo dotato di nuovi testaletto (le strutture con gli attacchi elettrici e per l’ossigeno sopra i letti, ndr) ogni camera e anche le medicherie, in caso di emergenza. Per questo diciamo che i posti disponibili sono 159: i 155 nelle camere più i quattro nelle medicherie». —

L.C.

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