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Lucca

gli esponenti di fipe 

Lo sfogo dei ristoratori «Noi i più penalizzati, senza aiuti chiuderemo»

Lo sfogo dei ristoratori «Noi i più penalizzati, senza aiuti chiuderemo»

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lucca. Una della categorie economiche più colpite dalle restrizioni legate all’emergenza sanitaria è sicuramente quella dei ristoratori, che dopo il lockdown generale di primavera, sono stati e sono tuttora fra i più penalizzati anche della seconda ondata, costretti dalla fine di ottobre a poter offrire ai propri clienti solo i servizi di vendita da asporto o di consegna a domicilio. Per la categoria, dunque, un Natale pieno di preoccupazioni e incertezze legate al futuro delle rispettive attività. «Purtroppo – afferma Fabrizio Girasoli, titolare del ristorante Butterfly lungo la via del Brennero a Marlia, esponente di Fipe Confcommercio – mancano linee guida che ci permettano di organizzarci. Basti vedere che cosa è accaduto con le restrizioni del Governo per queste festività, annunciate a una settimana dal Natale. Ma nella ristorazione non funziona così: occorre programmazione. Molti di noi avevano già effettuato ordinazioni di materie prime, prima che la decisione di chiudere rendesse tutto vano. Al di là delle difficoltà generali, c’è proprio un problema di comunicazione: ci sono persone che ancora oggi ci chiamano e vorrebbero prenotare un posto a tavola per cena». E poi c’è il problema delle spese. «I ristori sono del tutto insufficienti – aggiunge – presumo che servirà un ristoro importante per queste chiusure di novembre e dicembre, altrimenti in tanti chiuderemo. Noi che anche in zona gialla abbiamo scelto di aprire solo la sera: è dal 28 ottobre che siamo in questa situazione. Anche sul fronte fiscale, per adesso abbiamo ascoltato tante promesse generiche, ma di abbattimenti reali non ne abbiamo visti. Anche quando sono chiusi i ristoranti hanno spese che restano e le tasse per ora sono solo state rimandate. Che si fa a marzo? Nessuno vuole negare il problema ma si facciano lavorare le persone con dei limiti. «I servizi di vendita da asporto o a domicilio – afferma Antonio Fava, titolare dell’Osteria dal Manzo di via Battisti, anche lui iscritto alla Fipe – sono importanti, quantomeno per mantenere il rapporto fiduciario con tutti i nostri clienti che ringraziamo di cuore, ma non rappresentano una forma di guadagno economico. Anzi, se non ci andiamo in rimessa è già un risultato. Costi fissi e affitto, è un periodo molto complicato. Aspettiamo i ristori, ma sappiamo che comunque non sono una misura sufficiente a ripagarci delle perdite subite. Fra lunghi periodi di chiusura forzata e i tanti eventi di richiamo turistico che sono stati cancellati, quanto ci viene dato come “risarcimento” purtroppo non basta». «Quello che è più difficile da accettare – aggiunge poi – è il fatto che i nostri ristoranti sono rispettosi delle normative e delle procedure chieste dal Governo sin dalla scorsa estate. Sanificazione degli ambienti, gel per le mani, rispetto del distanziamento sociale: tutto è stato fatto secondo le regole. Ecco perché non capiamo perché dobbiamo continuare a restare chiusi. Questa rigidità verso i pubblici esercizi ancora oggi continua a essere incomprensibile». —

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