Il Tirreno

Lucca

Questo momento drammatico ci insegna lo stare insieme

I preti e i diaconi della città di Lucca

I preti della città chiedono ai fedeli di riappropriarsi dei valori della famiglia: «Tutti siamo figli, prima di ogni altro ruolo» 

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la lettera

Cari fratelli e sorelle, ciascuno di noi porta nel volto, più ancora nel cuore, la luce e i tratti della propria famiglia. Ognuno nasce legato a una famiglia, ad una storia, ad una genealogia.

La famiglia appartiene ai nostri valori primari. È pietra fondante che sostiene la sicurezza di ogni membro: quindi la sicurezza e l’equilibrio del mondo intero, perché “tutti siamo figli”, prima di ogni altro ruolo e di ogni altra qualifica.

Lo stesso mistero (Dio) ha voluto, per entrare nella nostra storia, la collaborazione di una famiglia.

La famiglia di Nazareth è l’immagine di ogni famiglia che si apre alla vita, che soffre e sorride, che si ferma e cammina, che sa piangere e celebrare, e che custodisce nel suo grembo i sogni e gli ideali. Con prudenza e saggezza fugge dal virus dell’odio e della persecuzione; come noi che, in questi tempi, tutti insieme, affrontiamo stress, tristezze, incertezze però sempre abbracciati e riscaldati della fiamma dei nostri cari.

La parentela ci richiama a una profezia più alta, quella del reale, di un avvenire che supera le nostre previsioni, di una fecondità che sfugge alle nostre costruzioni, nulla è più profetico della famiglia, anche nelle sue stesse contrarietà e contraddizioni della vita quotidiana.

La famiglia di Nazareth nella sua normalità e particolarità ci dà un’altra lezione di vita per cui vale la pena sacrificare la propria esistenza. Essa è tutta raccolta attorno al Figlio Gesù: vive l’amore come servizio della sua vocazione e custodisce il sogno e la liberazione di tutto un popolo: «un mondo giusto, senza persone scartate; un mondo sano, senza devastazioni del creato; un mondo fraterno, dove tutti sono accolti nonostante i loro limiti; un mondo pacifico, senza violenza; un mondo autentico, senza inganni e falsità», come ci ricorda il nostro Arcivescovo nella sua lettera per il tempo dell’avvento.

Santità, nelle nostre famiglie, significa cammino, donazione, perseveranza e sacrificio nella quotidianità. Questo momento storico, pur nella sua drammaticità, ci insegna quanto sia importante guardarsi negli occhi, abbracciarsi, cucinare insieme e gustare con calma il profumo e il sapore del cibo.

Impariamo da Gesù che, a Nazareth, cresceva in età, sapienza e grazia. Il fine di ogni famiglia è permettere la crescita di tutti, nella salute fisica (cibo, vestiti, medicine, cure, palestra, attività sportive, ecc.), nella cultura (scuola, attività culturali, ecc.), e nella benedizione di Dio (amore del Signore, preghiera, sacramenti, conoscenza e pratica della volontà di Dio...).

«È la gioia della speranza, nonostante tutto! E ce n’è in serbo anche per te», in questo Natale.

Un fraterno saluto a tutti. —

I preti e i diaconi

della città di Lucca



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