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Lucca

l’indagine  

Vagli: nell’inchiesta spuntano gli imprenditori carraresi

Vagli: nell’inchiesta spuntano gli imprenditori carraresi

Sotto analisi la compravendita di terreni dove è presente marmo di qualità Nelle carte i nomi di Franco Brizzi, Ultimo e Lorenzo Bernacca e Roberto Graziani

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VAGLI SOTTO. Nell’inchiesta della Procura di Lucca sulla gestione della escavazione nel comune di Vagli e sui presunti accordi tra imprenditori e amministratori, accanto a quello di Giorgio Turba, ex patron della Massese Calcio, compaiono anche i nomi di diversi imprenditori carraresi. Uno di quegli imprenditori, è Franco Brizzi, ex vicepresidente della Carrarese (abbiamo provato, senza risposta, a contattarlo telefonicamente). Brizzi avrebbe collaborato alle indagini, fornendo indicazioni utili a ricostruire alcuni episodi di corruzione e adesso quella collaborazione contribuisce al riconoscimento per lui delle attenuanti.

A Brizzi gli inquirenti contestano comunque di avere dato denaro all’allora sindaco di Vagli Mario Puglia per poter continuare a coltivare le cave Biteto, Borella, Colubraia e Boana, “pur nella presenza di difformità e in assenza di legittime procedure di gara”. Il nome di Brizzi, quindi, è nelle carte, ma ci sono anche quelli di Roberto Graziani e degli imprenditori, padre e figlio, Ultimo Bernacca e Lorenzo Bernacca. Ai Bernacca, come al massese Turba, viene contestato di far parte dell’associazione a delinquere che, attraverso episodi di corruzione, si sarebbe garantita, da alcuni amministratori di Vagli, tra cui lo stesso Puglia, una serie di favori in materia di concessioni. Favori che gli imprenditori avrebbero ricambiato con denaro.

Nel mirino gli inquirenti soprattutto alcune compravendite di terreni nella zona marmifera “Fossa dei Tomei”. Terreni che – sostiene l’accusa – stando agli allegati ai piani di bacino, sarebbero “tutti quanti interessati dalla presenza di marmo arabescato varietà cipollino, ovvero un materiale di qualità molto pregiata”.

In particolare gli inquirenti hanno puntato l’attenzione su una compravendita del marzo 2019 quando il sindaco di Vagli Puglia acquista dei terreni da Ultimo Bernacca, in località Ridelcore e, appunto, Fossa dei Tomei. Stando alla tesi accusatoria, Bernacca avrebbe sostenuto, in sede di rogito, che quei terreni gli erano pervenuti attraverso scritture private e comunque per possesso pacifico ultraventennale «non contestato». Insomma, i terreni sarebbero stati nella disponibilità del Bernacca per usucapione, tanto da dispensare “i competenti uffici da qualsiasi responsabilità in ordine alla voltura e alla trascrizione dell’atto”. Ma secondo l’accusa l’usucapione non c’era, né vi sarebbe “traccia di un eventuale possesso di Bernacca” tanto che i precedenti proprietari risulterebbero enti del gruppo Enel. L’accusa ipotizza quindi che quello del Bernacca sia stato uno “stratagemma per consentire a Puglia di acquistare altri terreni in zone di rilevanza per la presenza di giacimenti marmiferi”, per poi rivenderli. Il 20 aprile sempre del 2019 Puglia, che i terreni li ha comprati a marzo da Ultimo Bernacca, li vende a sua volta, per 90mila euro, a Roberto Graziani. Graziani che – è l’ipotesi accusatoria – sarebbe, come Turba, tra gli imprenditori che hanno asservito amministratori di Vagli “ai propri interessi economici nel settore edile e nel settore marmifero dietro promesse e dazioni di utilità”.

L’imprenditore Graziani, sulla questione spiega «di non esser stato informato e di riservarsi ulteriori specificazioni in un secondo momento». —

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